Domenica, 8 novembre 2026

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. (Mt 25,1-13)


Poiché si sta avvicinando la conclusione dell’anno liturgico, la liturgia della Chiesa ci invita a meditare sui Novissimi, in particolar modo sul ritorno finale di Nostro Signore alla fine dei tempi e sul giudizio universale. Nei capitoli XXIV e XXV del Vangelo di Matteo Nostro Signore propone delle parabole che riguardano questo aspetto decisivo della nostra fede e da questa sezione è ricavata la parabola delle dieci vergini, facilmente comprensibile ai suoi contemporanei perché il corteo nuziale che accompagnava lo sposo all’imbrunire verso la casa dei genitori della sposa comprendeva la presenza di dieci damigelle che portavano delle torce la cui fiamma era accesa dall’olio di cui esse portavano sempre delle scorte in vasetti. I Padri della Chiesa, probabilmente sulla base di un insegnamento apostolico, hanno dato un’interpretazione allegorica della parabola. Lo Sposo è Cristo. Le vergini sono i credenti. L’olio è il simbolo della fede e delle opere buone, l’una da tenere accesa, le altre da praticare costantemente. Sant’Agostino, dal canto suo, dichiara che la rettitudine formale, ossia la lampada, non è sufficiente, se non è vivificata all’amore ardente per Dio, ossia nel linguaggio simbolico della parabola, l’olio da tenere fino a mezzanotte, cioè alla fine del mondo, quando gli Angeli annunceranno la Parusia. Sant’Efrem il Siro, Dottore della Chiesa, osserva che il Signore non dà nessuna data per il suo ritorno in modo che ogni generazione di credente possa sentirsi l’ultima e così essere pronta ad accoglierlo, vivendo l’oggi, hic et nunc, con elevata qualità spirituale. Nell’imperativo di Nostro Signore, “Vegliate”, cogliamo, infine, un antidoto a uno dei setti vizi capitali, la pigrizia. La vigilanza contrasta l’accidia, l’abitudine spirituale, la distrazione e la tiepidezza, che addormentano la coscienza e rendono l’uomo schiavo degli impulsi del momento. In altre parole, la vigilanza è strettamente collegata da una parte alla pratica del combattimento spirituale, la cui asticella non può mai essere ingenuamente abbassata, e dall’altra alla virtù teologale della speranza nella beatitudine eterna quando il credente sarà accolto per sempre nella casa dello Sposo per il banchetto celeste.

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