In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. (Mt 13,44-52)
Il “Discorso in parabole”, si conclude con questi racconti in cui Nostro Signore adopera immagini tratte dal mondo che era familiare ai suoi ascoltatori e, in definitiva, anche a noi: l’agricoltura, il commercio, la pesca, la gestione della casa. La prima parabola mette in evidenza la straordinaria novità della Grazia: essa si presenta come un dono inatteso. Lo sanno bene i convertiti della storia della Chiesa che, attraverso un evento imprevisto, un incontro provvidenziale, sono stati potentemente attratti a Cristo e hanno abbandonato ogni resistenza. Tra i convertiti piace ricordare persino un giovane condannato a morte e che, effettivamente, subì l’esecuzione capitale: il francese Jacques Fesch, un balordo, vissuto nel secolo scorso, che ammazzò un poliziotto e che in carcere, attraverso la corrispondenza con un sacerdote, riscoprì la bellezza della fede e morì lieto di andare incontro al suo Signore. È in corso la causa di beatificazione. La seconda parabola mette in evidenza, attraverso la scena della “ricerca” della perla preziosa, la laboriosità e la serietà dell’indagine alla quale non possiamo mai abdicare: la verità. E questa ricerca, mossa da sincerità e portata avanti con onestà, è coronata da successo. Nella IV preghiera eucaristica la Chiesa prega così: «Nella tua misericordia, a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano ti possano trovare». L’esperienza di Sant’Agostino è paradigmatica». Recentemente, lo storico Alessandro Barbero, sempre definitosi ateo, in un’intervista rilasciata ad Avvenire ha detto: «Ho passato la vita a cercare la verità nei documenti del passato. Poi, di fronte al mistero del dolore e della fine, ho capito che la verità non era un fatto da accertare, ma una Persona da incontrare. Ho trovato la fede cristiana non come una rinuncia alla ragione, ma come il suo compimento più bello». La terza parabola ci ricorda il dramma della storia, questa lotta soprannaturale tra bene e male che si incarna nella vita degli uomini e dei popoli, questo scontro tra Rivoluzione e Controrivoluzione, che si dirige verso il giudizio universale, che motiva saldamente la speranza delle anime controrivoluzionarie. E infine lo “scriba”, forse un autoritratto dello stesso evangelista Matteo, che rilegge la storia di salvezza dell’antica Alleanza con la perenne novità del Vangelo. «Cristo – diceva sant’Ireneo – ha portato ogni novità portando se stesso».