Casa ospitale per tutti

Giovedì 1 gennaio 2026. Il Cuore di Gesù conosce il cuore di Maria e il nostro. Ci ama sino alla fine e, al contempo, ci incoraggia a costruire una civiltà nella quale nessuno si senta più escluso e si stabilisca la vera pace

di Michele Brambilla

L’Angelus del 1° gennaio 2026 inizia con un augurio di “buon anno” nel quale Leone XIV invita a considerare che, «mentre il ritmo dei mesi si ripete, il Signore ci invita a rinnovare il nostro tempo, inaugurando finalmente un’epoca di pace e amicizia tra tutti i popoli. Senza questo desiderio di bene, non avrebbe senso girare le pagine del calendario e riempire le nostre agende». In particolare «il Giubileo, che sta per concludersi, ci ha insegnato come coltivare la speranza di un mondo nuovo: convertendo il cuore a Dio, così da trasformare i torti in perdono, il dolore in consolazione, i propositi di virtù in opere buone. È con questo stile, infatti, che Dio stesso abita la storia e la salva dall’oblio, donando al mondo il Redentore».

Si intravede tutta la valenza sociale dell’Incarnazione: Gesù viene al mondo per inaugurare in Se stesso un mondo rinnovato, ovvero riportato al progetto che il Creatore aveva posto nella Genesi. «Egli è il Figlio Unigenito che diventa nostro fratello, illumina le coscienze di buona volontà, affinché possiamo costruire il futuro come casa ospitale per ogni uomo e ogni donna che viene alla luce», ribadisce infatti il Papa. 

Com’è e verso cosa si protende il nostro cuore? Al culmine della sua Ottava «la festa del Natale porta oggi il nostro sguardo su Maria, che fu la prima a sentir battere il cuore di Cristo. Nel silenzio del suo grembo verginale, il Verbo della vita si annuncia come palpito di grazia»: possiamo quindi dire che «da sempre Dio, creatore buono, conosce il cuore di Maria e il nostro cuore. Facendosi uomo, Egli ci fa conoscere il suo: perciò il cuore di Gesù batte per ogni uomo e ogni donna», che accolga o meno la vocazione ad amare ed essere amati (il Pontefice fa l’esempio tragico di Erode). «Il suo cuore non è indifferente a chi non ha cuore per il prossimo: palpita per i giusti, affinché perseverino nella loro dedizione, e per gli ingiusti, affinché cambino vita e trovino pace», insiste il Santo Padre rimarcando di nuovo che «il Salvatore viene nel mondo nascendo da donna: soffermiamoci ad adorare quest’evento, che risplende in Maria Santissima e si riflette in ogni nascituro, rivelando l’immagine divina impressa nel nostro corpo», che è orientato esso stesso a Dio. Poiché l’uomo è animale sociale, non può che avere una vocazione analoga il nostro stesso metterci assieme, ovvero la società. 

Allora «in questa Giornata» mondiale della pace, istituita, ricorda lo stesso Leone XIV, da san Paolo VI il 1° gennaio 1968, «preghiamo tutti insieme per la pace: anzitutto tra le Nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza e dal dolore. Certi che Cristo, nostra speranza, è il sole di giustizia che mai si spegne, chiediamo fiduciosi l’intercessione di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa», titoli mariani proclamati con precisione dalla stessa liturgia del giorno (Messale Romano, orazione dopo la Comunione). 

Salutando i tanti pellegrini presenti in piazza S. Pietro, in particolare i partecipanti alla Marcia della pace convocata dalla Comunità di S. Egidio, riconoscibilissima per gli striscioni e i cartelli che evocano i nomi dei Paesi in guerra, il Papa esorta ad incominciare, con la grazia di Cristo, «un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza». 

Come ulteriore augurio per il 2026, «in cui ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco, vorrei far giungere ad ogni persona la sua benedizione, tratta dalla Sacra Scrittura: “Il Signore ti benedica e ti custodisca; mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te; rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace”». Anche qui c’è un riferimento alla liturgia del giorno, perché il testo della benedizione a frate Leone, tratto dalle fonti francescane, cita quasi alla lettera Nm 6,22-27, cioè la prima lettura della solennità corrente (Maria SS.ma Madre di Dio). 

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