In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». (Gv 3, 7-15)
I Padri della Chiesa, chiamavano il tempo che va dalla festa della Resurrezione a quella di Pentecoste, il laetissimum spatium, cioè un momento altamente gaudioso, nel quale, soprattutto i neo-battezzati erano chiamati a scoprire l’ebbrezza della Vita nuova in Cristo. Per tutti coloro già rinati nel fonte battesimale, è l’occasione liturgica, il tempo favorevole, cioè quello della Pentecoste, di rettificare il desiderio più grande, quello di ricevere il dono dall’alto, lo Spirito Santo promesso dal Signore Gesù, quella potenza d’amore capace di fare nuove tutte le cose e tutte le situazioni. “Voglio stare sempre con voi, vi mando il mio spirito”. La massima gioia del Signore Gesù è poter stare con noi. Chi è lo Spirito Santo? Il consolatore ottimo, il consigliere ammirabile, la dolcissima presenza di Gesù in noi. “Dice il Signore, ecco sto alla porta e busso se qualcuno mi apre la porta io verrò da lui, cenerò con lui e lui con me” (Ap 3, 20). Dopo il battesimo siamo capaci di santo silenzio, sappiamo ridurre le pretese umane, possiamo dedicarci ad un santo silenzio, presentarci innanzi a Gesù lasciando a lui la parola, lasciando che sia il Salvatore della nostra vita interiore. Ne deriva il più bel dono dello Spirito, cioè il governo dell’anima, salvata tante volte durante il giorno dallo spazio che diamo all’ascolto di Gesù. La figura di Nicodemo ci prende per mano in questi giorni, per ridestare in noi lo stupore di fronte alla possibilità e anche alla necessità di entrare in una vita completamente nuova, grazie all’intervento della misericordia di Dio. Nascere dallo Spirito significa vivere a partire dall’intima convinzione che l’amore di Dio è una fedeltà a noi così forte e così fedele che nemmeno il peccato e la morte possono distruggere. Quando questa fiducia dimora in noi stabilmente si possono fare delle scelte nuove non più fondate sulla paura di perdere e di sbagliare, ma sul desiderio di donare e di spendersi. Per questo Gesù paragona i redenti al vento, questa invincibile e invisibile potenza di cui ignoriamo l’origine e la destinazione proprio come la vita nuova nello Spirito, un mistero di cui non si può autonomamente disporre e nel quale ci si deve continuamente immergere con coraggio e creatività.
Mentre il popolo di Israele nel deserto doveva solo guardare il serpente di rame fatto da Mosé per poter essere salvato, il popolo dei discepoli di Cristo ha bisogno anche di credere all’infinito amore che la Croce significa e comunica. Solo a partire da questa esperienza può fiorire quello che accadde agli inizi della Chiesa, quando la condivisione era il modo più spontaneo e limpido di risorgere, non solo a parole ma coi fatti e nella Verità. Essere rigenerati dall’alto e imparare dal vento significa entrare in una fiducia tale nella realtà e nella storia, che il desiderio di provvedere ai bisogni degli altri diventa naturale così come quello di manifestare i propri nella gioia e nella libertà dello Spirito.