Un mondo ad immagine del Pane eucaristico

Domenica 12 aprile 2026. Nel Regno di Dio, ha detto Leone XIV, non ci sono né spade né droni. Esso è anticipato e costruito nel tempo cronologico dall’Eucaristia, in cui Cristo rimane “tastabile” come lo fu per san Tommaso

di Michele Brambilla

Il 12 aprile Papa Leone XIV si affaccia per il Regina Coeli ribadendo che il Regno di Dio ha al suo centro la Persona e l’esempio dello stesso Gesù, che nel Vangelo di questa domenica ritorna tra i suoi e vince l’incredulità di san Tommaso. 

L’apostolo «incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio», insiste il Santo Padre. Uomo e Dio allo stesso tempo, Gesù Cristo ha scelto di morire come sappiamo. Non solo: rimane concretamente tra noi per mezzo del SS. Sacramento dell’altare. Infatti «non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta»: ecco quindi la necessità dell’Eucaristia, durante la quale «ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità», ma soprattutto «offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo», che si riproduce sotto i nostri occhi per mezzo delle parole del sacerdote sul pane e sul vino. 

In questo modo l’Eucaristia diventa anche la “palestra” in cui si costruisce una nuova umanità sul modello di Cristo stesso. Nel Regno di Dio «non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», aveva detto giusto poche ore prima lo stesso Pontefice nell’omelia della Veglia per la pace presieduta in S. Pietro.

Attorno alla mensa eucaristica impariamo ad «essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione”», precisa il Papa nel Regina Coeli. L’Eucaristia ci dona qui ed ora la presenza di Colui che è la vera pace e il mondo attende da noi cattolici le conseguenze pratiche di questo annuncio di misericordia. 

Per tutti questi motivi «l’Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana»: senza di essa lo stesso mondo rimarrebbe privo di speranza. «Domani partirò per il Viaggio apostolico in Africa, e proprio alcuni Martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i Martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità», ricapitola il Santo Padre. 

La concomitanza con la Pasqua bizantina porta il pensiero ai luoghi, in Europa orientale e Medio Oriente, in cui la festa non può essere celebrata con gioia a causa della guerra. Il Pontefice pensa in particolare al «caro popolo ucraino», ma «anche all’amato popolo libanese»: in entrambi i casi «il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica». Come sostenuto la sera prima in S. Pietro, serve proprio un cambio di mentalità: urge anche in Sudan, dove si assiste quotidianamente ad un «dramma disumano» nell’inerzia della comunità internazionale.

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