La nostra forza è l’amore di Dio

Domenica di Pasqua 5 aprile 2026. La vittoria di Cristo sulla morte è l’antitesi di una logica in cui dominano la violenza e lo spirito di vendetta. C’è tutto un mondo di rapporti umani da ricostruire alla luce della Pasqua: il Papa indice quindi, per sabato prossimo (11 aprile), una veglia di preghiera per la pace in S. Pietro

di Michele Brambilla

Nel discorso Urbi et Orbi del giorno di Pasqua (5 aprile), prima di pregare il Regina Coeli, Papa Leone XIV si sofferma sul fatto che «da secoli la Chiesa canta con esultanza l’avvenimento che è origine e fondamento della sua fede: “Il Signore della vita era morto / ma ora, vivo trionfa. / Sì, ne siamo certi: / Cristo è davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi pietà di noi” (Sequenza di Pasqua)».

Come canta il Victimae Paschali laudes, «la Pasqua è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio. Una vittoria», però, «a carissimo prezzo: il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr Mt 16,16) ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue». 

Emerge allora, la questione fondamentale del come Gesù ha scelto di vincere. Il Papa ci tiene a sottolineare che «la forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso», questo perché la forza di cui si parla è «Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta», ricostruisce dove prima si è distrutto. 

«Fratelli e sorelle, questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri»: con la Pasqua nasce un’umanità nuova, che ha come prototipo lo stesso Figlio di Dio. La nuova umanità entra con Cristo «nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce».

Allora «nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo», dato che «ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”», dice Leone XIV citando il predecessore Francesco. La paura della nostra morte ci induce a “proteggerci” voltandoci dall’altra parte di fronte a chi è nel dolore, invece, con sant’Agostino, dovremmo rispondere: «Se hai paura della morte, ama la risurrezione!» (Sermo 124, 4), ovvero “sposa” la Pasqua con tutte le sue conseguenze dal punto di vista della dottrina sociale.

Infatti «la pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile», e «in questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare» facendo nuove tutte le cose (Ap 21,5). 

 

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