Mercoledì 1 aprile 2026. La funzione dei laici nella Chiesa è quella più specificamente missionaria
di Michele Brambilla
Nell’udienza del 1° aprile Papa Leone XIV richiama specificamente le funzioni del laicato cattolico all’interno della compagine ecclesiale, citando esplicitamente il suo diretto predecessore: «I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 102).
Se la Chiesa è composta in stragrande maggioranza da laici, qual è il compito specifico della parte più consistente del popolo di Dio? C’è una sezione della Lumen gentium che «si preoccupa di spiegare in positivo la natura e la missione dei laici, dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati. Per questo mi piace rileggere con voi un passaggio molto bello, che dice la grandezza della condizione cristiana: “Non c’è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (Ef 4,5); comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni” (LG, 32)».
Il Concilio Vaticano II ha sottolineato la dignità di ogni battezzato, ma ha soprattutto rilanciato «la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo», fondandola sui doni che lo Spirito Santo trasmette a tutti nei Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Infatti «con il nome di laici si intendono tutti i fedeli cristiani […] che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano» (LG, 31).
«Il popolo santo di Dio, dunque, non è mai una massa informe, ma il corpo di Cristo o, come diceva Sant’Agostino, il Christus totus: è la comunità organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale (cfr LG, 10)», ripete il Pontefice, che fa poi altre citazioni magisteriali di peso. «Come non ricordare, a questo proposito, San Giovanni Paolo II e la sua Esortazione apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988)? In essa egli sottolineava che “il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna” (n. 2)», prendendo questi concetti da Apostolicam actuositatem, sempre del Concilio Vaticano II.
Leone XIV ricorda che «il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, è presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio». E’ in questo senso che Papa Francesco parlava di “Chiesa in uscita”, cioè di «una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato», specifica il suo successore.
L’augurio pasquale del Pontefice è quindi quello di rendere la Settimana Santa un’occasione propizia «per rafforzare la fede e l’adesione al Vangelo», in modo che «dal mistero pasquale, che in questi giorni contempliamo, venga un incoraggiamento a fare della vostra vita un servizio gioioso al prossimo, specialmente alle persone più deboli».