Il Dio che rifiuta la guerra

Domenica 29 marzo 2026. Gesù non risponde al male con il male, ma si fa solidale con tutti coloro che sono consegnati alla morte, rovesciando la logica che pretende una benedizione divina per i conflitti armati

di Michele Brambilla

La liturgia della Domenica delle Palme, dice Papa Leone XIV nell’omelia del 29 marzo, ci invita a seguire Gesù lungo la Via dolorosa. Facendolo, ci accorgiamo che, «camminando con Lui, contempliamo la sua passione per l’umanità, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore».

Gesù nella Passione ribalta la logica umana della vendetta, del rendere male per male. «Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza», Lui che non reagisce neanche con l’insulto quando vede arrivare nel Getsemani Giuda e la folla armata di spade e bastoni. Di fronte a chi prova un odio oscuro e incomprensibile, il Signore «si offre come una carezza per l’umanità» ferita, che pensa di trovare sollievo moltiplicando le sofferenze del “nemico”. 

«Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14)», insiste il Papa. Il Dominus Deus Sabaoth (Signore Dio degli eserciti), quando arriva il mirabile duello tra la morte e la vita (cit. Victimae Paschali laudes), «entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo» da guerra, perché Dio non gode della sventura del peccatore e non vuole neppure essere “protetto” con certi mezzi umani: infatti, «quando uno dei suoi discepoli estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno” (Mt 26,52)». 

Il Signore «non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità. Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1,15)», rimarca con grande forza il Pontefice. «Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra», senza eccezioni. Di fronte alle tragedie a noi contemporanee e alle potenze belligeranti il Papa ribadisce che «Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli».

Pensando quindi ai luoghi in cui si svolsero storicamente i grandi eventi della Pasqua di Cristo, «siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi. Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza»: è una questione che dovrebbe interpellare la coscienza di ogni singolo uomo, chiosa Leone XIV nell’Angelus, che prega anche per le vittime delle battaglie navali e per i migranti morti in mare. 

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