Solo la pace onora le vittime

Domenica 1 febbraio 2026. Le Beatitudini e la necessità di una tregua, non solo olimpica, per il mondo

di Michele Brambilla

«Nella liturgia di oggi viene proclamata una pagina splendida della Buona Notizia che Gesù annuncia per tutta l’umanità: il Vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12)», dice Papa Leone XIV all’inizio dell’Angelus del 1° febbraio. Le Beatitudini «sono luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo». 

Nel proclamarle, Gesù siede su una collinetta (per i parametri della Galilea, un monte) perché «consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra» come le Tavole, presto dimenticate, del Sinai. Come ai tempi della liberazione di Israele dall’Egitto, le Beatitudini risuonano come l’annuncio della Salvezza per categorie di persone che, all’epoca (per non dire oggi), non valevano niente. Infatti «solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti (cfr vv. 3-4), perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia (cfr vv. 6.9), perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia (vv. 5.7-8), perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità. Perciò Gesù proclama: “Rallegratevi ed esultate!” (Mt 5,12)».

«Queste Beatitudini restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela» nella sua stessa persona. Potrebbero sembrare una promessa astratta, visto che i prepotenti continuano a dominare la Terra, «e invece l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce». Gesù ci capisce meglio di chiunque altro, anche perché non si è limitato a condividere il nostro dolore e la nostra mortalità: li ha vissuti in prima persona. La gioia non è limitata al mondo ultraterreno: bisogna infatti precisare che «Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione. Le Beatitudini innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore (cfr Lc 1,51-52)», ricordando loro che la salvezza non si ricerca nel potere e nelle armi. La si può trovare solo nell’amore di Dio.  

Il Papa stesso accenna al fatto che «oggi in Italia ricorre la “Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo”. Questa iniziativa è purtroppo tragicamente attuale: ogni giorno, infatti, si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia». Solo le opere di pace leniscono, quindi, il dolore per le vittime delle guerre di ogni tempo. Per prevenirne un’altra, pensando alle tensioni intercorrenti tra Cuba e gli Stati Uniti, il Pontefice si unisce all’episcopato dell’isola caraibica «invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano».

Venerdì 6 febbraio inizieranno le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: il Santo Padre rimarca che «queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo», con effetti duraturi sullo scacchiere internazionale. 

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