Domenica 11 gennaio 2026. Il Tempo ordinario, che inizia dopo quello di Natale, ha proprio lo scopo di insegnare ai fedeli a diventare missionari del grande annuncio salvifico ricevuto
di Michele Brambilla
«La festa del Battesimo di Gesù, che oggi celebriamo, dà inizio al Tempo Ordinario: questo periodo dell’anno liturgico ci invita a seguire insieme il Signore, ascoltare la sua Parola e imitare i suoi gesti d’amore verso il prossimo. È così, infatti, che confermiamo e rinnoviamo il nostro Battesimo, cioè il Sacramento che ci fa cristiani, liberandoci dal peccato e trasformandoci in figli di Dio, per la potenza del suo Spirito di vita», dice Papa Leone XIV all’inizio dell’Angelus del 11 gennaio.
Anche la pagina di Vangelo assegnata a questa festività (Mt 13,13-17) aiuta a spiegare il Sacramento del Battesimo. Infatti il Vangelo di Matteo «racconta come nasce questo segno efficace della grazia. Quando si fa battezzare da Giovanni nel fiume Giordano, Gesù vede “lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui” (Mt 3,16). Nello stesso tempo, dai cieli aperti si ode la voce del Padre che dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato” (v. 17)»: è quanto avviene pure nei nostri battisteri, perché «come il Figlio discende nell’acqua del Giordano, così lo Spirito Santo discende su di Lui e, attraverso di Lui, ci viene donato quale forza di salvezza».
Se il Signore, tramite i Sacramenti, continua ad abitare tra noi e persino in noi, allora è proprio vero che «Dio non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità. Ecco perché Giovanni il Battista, pieno di stupore, chiede a Gesù: “Tu vieni da me?”»: non è solo lo stupore per una richiesta inattesa da parte del Cugino (Gesù è senza peccato, quindi non avrebbe dovuto farsi battezzare da Giovanni, che, come noto, aveva una concezione penitenziale dell’immersione battesimale), ma è anche la meraviglia nel vedere il Figlio dell’Altissimo chinarsi sugli uomini fino a condividere la loro stessa vita.
Il significato del Tempo di Natale è quindi mirabilmente ricapitolato dalla sua domenica conclusiva: «Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene infatti per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare. Egli è il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna. Il sacramento del Battesimo realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito».
Leone XIV, pensando ai bambini battezzati pochi minuti prima nella Cappella Sistina, come vuole la tradizione di questa importante festività liturgica, ribadisce che «il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo».
Il Santo Padre estende la sua benedizione a tutti i battezzati del mondo. «In modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili, sia di salute sia per i pericoli esterni», pensando specialmente ad Iran e Siria, dove «persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società».
E’ quanto si continua a non volere mettere in atto in Ucraina: il Papa denuncia «nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro», il che lo porta a rinnovare «l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace».