In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!” (Lc 12, 35-38).
I cristiani che utilizzano saggiamente i beni ricevuti da Dio nella prospettiva della vita eterna, attendono, con una vita operosa e fedele, il ritorno del Signore che viene. Fedeli alla consegna ricevuta operano con i fianchi cinti e le lampade accese. La cintura ai fianchi fa riferimento al contesto della cena pasquale degli ebrei che nella notte della liberazione dall’Egitto dovevano mangiare in fretta l’agnello con i fianchi cinti, limitando l’ingombro delle lunghe vesti in uso nel mondo orientale, i sandali ai piedi e il bastone in mano, per partire speditamente con Dio che li guidava alla terra promessa (cfr. Es 12,11). La lucerna accesa indica l’attesa del suo ritorno nella vigilanza e nella perseveranza della preghiera che Gesù raccomanda ai suoi discepoli per non entrare in tentazione (cfr. Mt 25,13; Mc 14,38).
Ancora una volta noi cristiani prendiamo atto che, anche ai nostri giorni pesantemente gravati dal veleno rivoluzionario della secolarizzazione provocata dall’idolatria antropologica, la nostra vocazione missionaria si declina nella puntuale consacrazione personale e sociale al Signore, lo Sposo che è in arrivo e ci dona ancora un po’ di tempo utile per prepararci bene all’incontro con lui. Sarà una bellissima festa nella quale Egli stesso ci ha detto di portare a compimento l’amore e la gioia con cui abbiamo preparato il suo arrivo. Evidentemente si tratta non di semplici e vacui sentimenti senza fondamento, ma dell’esperienza della gioia eterna riservata ai servi fedeli e operosi nella vita contemplativa e attiva come veri contemplativi nell’azione, addetti, secondo la specifica vocazione, all’opera della nuova evangelizzazione, in piena sintonia con la Comunità ecclesiale impegnata nel servizio dell’annuncio del Vangelo all’umanità contemporanea con la pazienza e la franchezza cristiana, come continua ad insegnare e puntualizzare il Magistero della Chiesa con Papa Leone XIV.
“Per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (GS, 43). Gaudium et spes riserva una menzione particolare alla missione dei fedeli laici, i quali, in forza del Battesimo, sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo. Luoghi principali di questa azione, che può ben dirsi sacerdotale, sono indubbiamente la famiglia e l’attività lavorativa, ma essa si estende ad ogni ambiente di vita. La Chiesa, infine, è sempre attenta a ciò che nella società avviene e si sviluppa (cfr GS, 44). È compito di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa. Questo richiede un animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità. Infatti, «non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo» (Discorso alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione del mondo, 28 maggio 2026).
Carissimi, la Chiesa, mentre è in cammino nella storia, «ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza di tutta l’umanità» (GS, 45). A questo fine essa tende soprattutto attraverso la santità personale e l’amore fraterno. Scriveva San Paolo VI: «Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 76). Pertanto, facciamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché ci aiuti a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare” (Catechesi, 07 ottobre 2026).