Annunciare il Vangelo senza alcuna soggezione

Domenica 18 ottobre 2026. L’episodio evangelico della moneta dimostra che per evangelizzare e confutare la menzogna serve anche un po’ di astuzia, in ogni caso la certezza di essere tra le braccia forti di una Verità da portare a tutti gli uomini, spiega il Papa nell’Angelus della centesima Giornata missionaria mondiale

di Michele Brambilla

«Il Vangelo proclamato nella liturgia odierna (Mt 22,15-21)», dice il 18 ottobre Papa Leone XIV nel riaffacciarsi su S. Pietro per l’Angelus, «ci pone a confronto con uno dei detti più celebri di Gesù: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (cfr Mt 22,21). Per questo è importante collocarlo nel contesto in cui fu originariamente pronunciato», che è quello di «una situazione ostile verso Gesù: i farisei si radunano per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi» e gli pongono una questione che, per gli ebrei dell’epoca, sottoposti al dominio dell’Impero romano, era attualissima.

La domanda che viene sottoposta a Gesù è, infatti, quella se sia lecito pagare tributi all’imperatore. «La risposta del Maestro è astuta, perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere. Chiede loro la moneta del tributo, cioè un denaro. Quelli gliela danno, e Gesù dice: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli rispondono: “Di Cesare”. Allora afferma: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22, 17-21)», una frase così arguta che ci insegna che «in Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia (cfr Mt 6,33)».

Non è, infatti, una semplice distinzione di ruoli, come ripete spesso chi, in realtà, cerca puntelli al secolarismo persino nella Bibbia, ma la riaffermazione del fatto che esiste una posizione etica irriducibile alle pretese mondane, dato che è fondata sulla legge divina e naturale: questo è il significato proprio del ribadire che esistono “cose di Dio” che devono rimanere a Dio. 

I farisei elogiano involontariamente Gesù quando riconoscono «che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno» (Mt 22,16). «Carissimi, è proprio questo il profilo di chi “rende a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene», come devono essere, sottolinea il Papa, tutti gli apostoli del Vangelo. Una raccomandazione che è assai indicata alla centesima Giornata missionaria mondiale. 

Correva infatti il 1926 quando Pio XI (1922-39), all’indomani dell’enciclica Quas primas sulla regalità di Cristo (11 dicembre 1925) e nel pieno della “Cristiada” in Messico, istituì una giornata appositamente dedicata alla sensibilizzazione e alla mobilitazione dei cattolici sulle missioni ad gentes. Pensando «a quanta storia missionaria» si è scritta in questo secolo, Leone XIV chiede di pregare «perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15)».

Il Pontefice ringrazia «tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me». «Particolare riconoscenza esprimo ai medici, agli infermieri e a tutto il personale del Policlinico “Gemelli”» di Roma, dove è stato operato per rimuovere il nodulo al polmone che ha tenuto con il fiato sospeso anche il mondo cattolico. Il Papa confida che «questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità. Superata questa fase delicata, come sapete adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere».

Comments are closed.