Domenica 11 ottobre 2026. Si può rifiutare, ma esso non si arrende mai e trova sempre il modo di diffondersi presso chi lo riconosce e lo sa apprezzare
di Michele Brambilla
Come dice Leone XIV nell’Angelus dell’11 ottobre, nella parabola letta nella liturgia del giorno «Gesù parla della festa di nozze preparata da un re per suo figlio (cfr Mt 22,1-14)». Questo re non vuole tenere la sua gioia per sé, vuole renderne partecipi i sudditi, tanto che «offre un banchetto e invita tante persone». D’altro canto, come tenere per sé una bella notizia? Il Papa cita san Tommaso d’Aquino, per il quale «il bene tende per sua natura a diffondersi: “Bonum dicitur diffusivum sui” (Summa theologiae, I, q. 5 a. 4, ad 2)». Infatti, «quando accade qualcosa di buono, si accende una luce che porta a coinvolgere gli altri nella propria felicità».
«Di fronte a un’offerta così bella, però, gli invitati, invece di unirsi alla festa, si tirano indietro e preferiscono continuare a occuparsi dei loro affari. Alcuni, anzi, infastiditi, insultano e addirittura uccidono i messaggeri del re», il che suscita certamente una domanda: ma come si fa a rifiutare il bene? «Anche questo purtroppo, succede: non sempre il bene che offriamo è compreso, riconosciuto, apprezzato, anzi a volte è frainteso e respinto. Ma ciò non deve scoraggiarci»: neanche Dio lo ha fatto di fronte alla pervicacia umana. Lo stesso re della parabola «non annulla le nozze e non cancella i festeggiamenti, anzi, estende il suo appello a un numero ancora più grande di persone, inviando i suoi servi a chiamarle per le strade, perché la gioia degli sposi sia un dono per tutti». Il male è testardo, ma non ha inventiva.
«A questo punto, ci domandiamo: chi rappresentano i protagonisti di questa storia? San Girolamo identifica il re con il Padre dei Cieli, lo sposo con Gesù e la sposa con la Chiesa (cfr Commento a Matteo, Libro III, cap. 22). Tra i protagonisti, allora, ci siamo anche noi, scelti dal Signore per condividere con Lui la nostra esistenza e per essere assieme a Lui portatori di vita» ai fratelli. Quindi «la festa di nozze è la nostra, e la sala del banchetto sono le nostre chiese, le nostre case, i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Gesù Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “sì”» a Lui. «Lì noi lo incontriamo, vestiti, come la sposa, con l’abito bianco del Battesimo e ornati con i gioielli delle opere buone», tra le quali la prima è quella di farci davvero missionari del Vangelo. La gioia che portiamo, infatti, «non è artificiale, ma profonda, concreta, reale, bella come i volti delle persone che incontriamo, vera come il lavoro, i sorrisi, le lacrime, le strette di mano, i gesti di bene delle nostre giornate. Ed è un dono di Dio, per la salvezza del mondo».
Il Santo Padre coglie l’occasione dell’Angelus per confermare la sua attenzione per «la guerra nella martoriata Ucraina», i cui risvolti si estendono ben al di là dei suoi confini geografici, dato che, «soprattutto nei Paesi più poveri», molti dipendono dalle derrate di cereali ucraini. «Rivolgo un accorato appello alle parti in conflitto affinché consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero. Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra», sottolinea il Papa.
Crea molta apprensione l’annuncio, da parte dello stesso Pontefice, del fatto che, «di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera». Il Papa ci tiene a rassicurare tutti e pensa già al prossimo viaggio apostolico in America Latina, come ricorda alla peruviana Hermandad del Señor de los Milagros, presente in piazza S. Pietro tra i tantissimi pellegrini convenuti.