Mercoledì, 7 ottobre 2026

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei. (Lc 1,26-28)


Nella memoria liturgica della Beata Vergine del Rosario la liturgia propone il Vangelo dell’Annunciazione, il primo dei misteri della gioia, che lascia presagire già quelli della luce (“lo chiamerai Gesù”, ossia “Dio salva”), del dolore, evocato nel turbamento di Maria, della gloria (“e il suo Regno non avrà fine”). L’Annunciazione, è dunque, anzitutto un mistero cristologico perché contiene il nucleo centrale della fede cristiana, l’Incarnazione salvifica del Figlio di Dio. Ed è a Lui che sempre la Madre rimanda, ed è Lui che ricordiamo nella recita della preghiera del Rosario. Dove, però, c’è il Figlio, c’è sempre la Madre in un vincolo indissolubile stabilito dalla Santissima Trinità dall’eternità. È dolcissimo leggere le meditazioni dei santi e dei dottori mariani che hanno scandagliato i riflessi luminosi di questa comunione. Uno di questi è il prossimo beato Fulton Sheen, il vescovo americano molto popolare, autore del capolavoro “Il primo amore del mondo”, in cui scrive: ««Tutta la luce di Maria è la luce riflessa di Cristo. La luna non ha una luce propria; tutto ciò che ci mostra proviene dal sole. Lo stesso vale per Nostra Signora. La Beata Madre riflette il suo Divino Figlio». Non si può essere cristiani senza essere mariani, ammoniva San Paolo VI nel Santuario di Bonaria, nel 1970. «La storia della Chiesa – insegna sempre Fulton Sheen – dimostra che coloro che smettono di amare la Madre, prima o poi smettono di adorare il Figlio. La retta fede in Cristo è sempre stata protetta dal dogma di Maria». L’amabile preghiera del Rosario associa l’adorazione per il Figlio con l’amore della Madre sicché con San Bartolo Longo ci piace “parlare” al Rosario con le parole pronunziate nella Supplica la scorsa domenica 4 ottobre: «catena che ci rannoda a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora dell’agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne».

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