In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».(Lc 10, 1-12)
Il brano odierno contiene delle precisazioni importanti sulla missione. Dice che Gesù, questa volta, non mandò solo i “Dodici” (Mc 3, 14), ma settantadue discepoli, cioè praticamente tutti quelli che aveva in quel momento, o almeno, quelli che lo seguivano con una certa assiduità e costanza. Si tratta della missione “alle città e ai villaggi vicini”: la missione, per così dire “interna”. E’ un appello rivolto a tutti i battezzati. Non è agli operai che sono già nel campo che si fa notare come la messe sia molta ed essi siano pochi (si scoraggerebbero!), ma è egli altri perché vadano nel campo. Questo è un discorso missionario destinato a tutto il popolo cristiano. E’ il caso di ascoltarlo bene, perché ci farà forse cambiare idea su cos’è la missione e chi sono i missionari.
Noi celebriamo ogni anno, in ottobre, la giornata missionaria e, in quell’occasione, si presentano al popolo cristiano le necessità delle missioni perché preghino e diano offerte. L’attenzione è proiettata lontano, sui missionari, in genere sacerdoti o religiosi che si sono recati in terre lontane a impiantare la fede e la Chiesa. Ma sta avvenendo, o è già avvenuto, nella missione della Chiesa, un ribaltamento di prospettiva. La situazione è cambiata rispetto a quando nacquero le missioni. Al tempo di San Francesco, che fu tra i pionieri delle missioni all’estero, c’era un Europa cristiana e il resto del mondo musulmano o pagano. Il compito era dunque chiaro: portare il Vangelo ai pagani (per San Francesco erano i Saraceni). Ma oggi chi sono i pagani e dove sono i paesi di missione? E’ un equivoco aver identificato così rigidamente i paesi di missione con i paesi del terzo mondo (come se la fede si identificasse con il benessere e con la civiltà cristiana dell’Occidente!); oggi, quei paesi non vogliono più essere chiamati “terra di missione”. Alcuni di quei paesi sono poveri di risorse economiche, ma più ricchi di fede di noi. Non ci siamo accorti in tempo – o pochi se ne sono accorti – che la situazione stava cambiando, e che, dal punto di vista della fede, le parti si andavano invertendo: la fede cresceva nei popoli dove i missionari erano andati e diminuiva invece tra i popoli da cui erano partiti. Gli stessi missionari che ritornano, dopo vari anni, tra di noi, si trovano spaesati e vogliono ritornare nelle loro comunità lontane: c’è più fede – dicono – tra i miei fedeli laggiù! Il paese di missione è dunque in mezzo a noi. Noi continuiamo a spiegare la parabola della pecorella smarrita e non ci accorgiamo di quanto la situazione sia mutata rispetto a quella prospettata da Gesù. Non più le novantanove pecorelle all’ovile e una fuori, ma una pecorella all’ovile e novantanove fuori! Il peggio è che il pastore, anziché andare a cercare le novantanove perdute, passa quasi tutto il tempo a custodire l’unica rimasta all’ovile! La pastorale attuale della Chiesa, a guardare bene, è quasi per intero occupata ad alimentare, anzi a superalimentare – con Messe, sacramenti, predicazioni – i pochi che vanno spontaneamente in chiesa. Chi pensa a portare la parola di Dio fuori della chiesa o dall’oratorio, nelle case?
Certo, questi “novantanove” non sono pagani; in genere, sono battezzati; ma si può essere battezzati, senza essere cristiani; si può essere registrati in qualche libro dei battesimi, ma se non si fa nulla, che differenza fa? La differenza, anzi, c’è, ma è contro chi è battezzato. Il pericolo che corre è più grande di quello di un pagano che non ha mai sentito parlare del Vangelo. Se all’inizio delle missioni si trattava di impiantare delle comunità cristiane in un mondo di pagani, ora si tratta di creare comunità di cristiani in mezzo a un mondo di battezzati! Si tratta di risuscitare la fede e ravvivare battesimi dimenticati. Se il paese di missione è qui tra di noi, i missionari chi sono? Chiaramente tutti noi.