Giovedì, 17 settembre 2026

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo , il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”.”Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”. (Lc 7,36-50)


I Santi Vangeli danno testimonianza di quattro donne che compiono un’unzione o sul capo o sui piedi di Gesù, come la peccatrice anonima del brano liturgico odierno. Insieme agli altri gesti che ella compie, il pianto e il bacio, esprime con un rituale denso di affetto la sua contrizione sincera e la sua speranza nel perdono. Quanto possiamo apprendere da questo dolcissimo personaggio! Il peccato non può essere ridotto a una mera trasgressione della legge morale: nella sua essenza è offesa, indifferenza, persino disprezzo per la Persona divina di Nostro Signore e del Suo Sacrificio redentore. La vita cristiana tout court, non è l’adesione a un ideale, per quanto nobile, ma incontro che vivifica e trasforma la vita. Ecco le celebri parole di Benedetto XVI al principio della sua prima lettera enciclica, Deus Caritas est (2005): «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». L’equivoco in cui erano caduti molti Farisei, compreso Simone l’ospite munifico con il quale Gesù ha relazioni amichevoli, era proprio quello di aver concepito il rapporto con Dio esclusivamente come “cose da fare”. Nella vita del venerabile cardinal Van Thūan, arrestato dai comunisti e ridotto a una prigionia opprimente, ci fu un’ispirazione interiore che trasformò la sua disperazione in pace profonda e inalterabile tranquillità: «Una notte, dal profondo del cuore, una voce mi disse: “Perché ti tormenti così? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio. Tutte le cose che hai compiuto e desideri continuamente da fare sono opere di Dio, ma non sono Dio! Tu hai scelto Dio, non le sue opere”. Questa luce mi ha portato una pace nuova, che ha cambiato totalmente il mio modo di pensare e mi ha aiutato a superare momenti impossibili. Da quel momento una nuova forza ha riempito il mio cuore».

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