Sabato, 12 settembre 2026

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande”. (Lc 6, 43-49)


Quest’oggi svolgiamo una bella meditazione mariana ispirata dalla memoria, per quanto facoltativa, della liturgia: il Santissimo Nome di Maria. Questa ricorrenza non può infatti non essere cara ai militanti di AC perché è legata a un glorioso episodio della storia della Chiesa, quando la Cristianità fu salvata dall’intervento diretto della Madonna. Era l’anno 1683. Vienna era assediata dai Turchi che, in numero schiacciante, erano oramai pronti a conquistarla per poi sfruttare la vittoria militare e, soprattutto psicologica, e realizzare il sogno di giungere fino a Roma. Il principe polacco Giovanni Sobieski intervenne rapidamente e, contro ogni previsione, i Turchi furono ridotti alla fuga. Come questo fosse potuto accadere fu ben compreso dai contemporanei. Infatti, quando il giorno seguente alla vittoria, Giovanni Sobieski entrò trionfalmente in città, il corteo, per ordine del re, si diresse verso la chiesa della Madonna di Loreto: all’intervento della Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani, era attribuita la vittoria. Fu celebrata una Messa, durante la quale il re rimase in ginocchio. Al Papa egli inviò un messaggio per annunziargli la vittoria: Veni, vidi, Deus vicit. Il Pontefice, Innocenzo XI, che aveva voluto organizzare la Crociata, istituì la festa in onore del Nome di Maria in ricordo e ringraziamento della vittoria. Il Nome di Maria è potentissimo: mette in fuga i demoni che non osano neppure pronunciarlo, come attestano tutti gli esorcisti. È un nome misterioso: per alcuni significa “amata”, per altri, invece, “Signora”. Un’altra suggestiva spiegazione è quella nata da un errore dei copisti che, leggendo Gerolamo che dava il significato di “goccia del mare”, in latino “stilla maris”, trascrissero “stella maris”. Felix culpa! Infatti, san Bernardo di Chiaravalle, il grandissimo dottore mariano del XII secolo, ha composto una memorabile preghiera alla “Stella del Mare”:«Se sei sballottato dalle onde dell’orgoglio, dell’ambizione, della detrazione, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, l’avarizia, i desideri della carne scuotono la barchetta della tua anima, volgi lo sguardo a Maria! Se, turbato dall’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, spaventato dal terrore del giudizio, cominci a sprofondare nel baratro della tristezza e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria! Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria! Ella non si allontani mai dalla tua bocca, non si allontani mai dal tuo cuore».

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