Mercoledì 9 settembre 2026. La Gaudium et spes riconosce l’importanza che il mondo moderno dà alla dignità dell’uomo, ma ne denuncia anche le distorsioni. La Chiesa riporta questa dignità al piano originario di Dio, culminato nell’Incarnazione di Cristo
di Michele Brambilla
Il 9 settembre, continuando a commentare nell’udienza generale la Gaudium et spes, Papa Leone XIV dice che, «dedicando il primo capitolo alla dignità della persona umana», la costituzione conciliare «sottolinea che essa è base e condizione di quei “valori che oggi sono più stimati”, ma necessitano di non perdere il rapporto con “la loro divina sorgente”, per sottrarsi alle possibili distorsioni dovute alla “corruzione del cuore umano” (GS, n.11)». In effetti, è dagli albori dell’umanità che si cerca di comprendere in cosa consista questa sua dignità, ma non si può negare che il processo di allontanamento dalla succitata sorgente divina ha reso più ardua la sua comprensione e il suo rispetto. Prendendo anzitutto il buono, il Papa riconosce che «il cammino che ha permesso di evidenziare i tratti e i diritti fondamentali della dignità della persona rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia umana. Tuttavia, il percorso da compiere non è terminato e deve affrontare le contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione».
«La Chiesa offre con chiarezza il suo contributo, ricordando che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona», come ribadito di recente dallo stesso Leone XIV in Magnifica Humanitas (n.50). L’Incarnazione è un tassello fondamentale della rivelazione dell’autentica dignità umana, «in quanto il Figlio, “rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (GS, n.22)».
“Persona” vuol dire «sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri, dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini. Esclude», quindi, una visione puramente individualistica tipica della modernità e, soprattutto, della post-modernità. La persona viene violata, infatti, quando non è riconosciuta come tale. La dignità umana «è affidata alla responsabilità di ciascuno: allo stesso tempo, essa esige anche solidarietà e cura reciproca, superando le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione». Falsificazioni e manipolazioni che la Chiesa puntualmente denuncia e combatte.
«Per le scelte contro la sua dignità operate lungo la storia», di cui la prima è stata certamente la ribellione a Dio nell’Eden, «ancora oggi “l’uomo si trova diviso in sé stesso” e “tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”. Questa condizione fragile e limitata, però, può essere guardata con speranza, perché “il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell’intimo e scacciando fuori “il prìncipe di questo mondo” (Gv 12,31), che lo teneva schiavo del peccato” (GS, 13)».
Nel confermare l’unità della persona umana, Gaudium et spes respinge «le visioni dualistiche» che separano anima e corpo, per questo motivo «la riduzione del corpo a “oggetto”, di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona: “non è lecito […] disprezzare la vita corporale dell’uomo”, e occorre “considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”, vigilando che esso non “si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore” (GS, 14) dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato».
Il Papa evidenzia che «tre sono le espressioni più significative della dignità della persona che la Gaudium et spes richiama: l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità (n. 15); la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita (n. 16); la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni (n. 17). Sono dimensioni strettamente connesse tra loro: è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità». Nella coscienza rettamente formata parla «lo Spirito Santo, che dà vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignità di figli di Dio, affrancandoci dalla paura e guidandoci verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione», ripete il Pontefice.
In poche parole, «è soprattutto il peccato a sfigurare l’immagine di Dio nell’uomo», afferma ancora una volta il Papa nell’indirizzo di saluto ai pellegrini portoghesi. «Dio ci ha creati a sua immagine e ci ha donato una dignità unica e indelebile. Perciò, impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce del Vangelo», si dice anche ai pellegrini libanesi, citati soprattutto quando il Santo Padre si è rivolto, in inglese, allo «Steering Committee of the Interreligious Platform for Dialogue and Cooperation in the Arab World», che collabora con il «King Abdullah bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue». Il Papa prega che si riesca davvero a raggiungere una «peaceful coexistence in the Arab region»: su tutti «I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ».