Accanto a Lui nella gloria

Sabato 15 agosto 2026, Solennità dell’Assunta. Il Papa spiega, nell’Angelus della solennità dell’Assunta, l’iconografia di questa importante festa, ricavandone molti spunti per ricordare all’uomo il suo destino di gloria

di Michele Brambilla

Per la Messa e l’Angelus della solennità dell’Assunzione di Maria (15 agosto) Papa Leone XIV si riporta a Castel Gandolfo. Prendendo posto sull’ormai consueta pedana sulla porta principale del Palazzo Apostolico della cittadina laziale, il Papa sottolinea che quella corrente è «una festa di grande importanza, sia per la teologia cattolica, sia per la pietà popolare; infatti è una ricorrenza molto sentita in tante comunità, specialmente dove la cattedrale o la chiesa parrocchiale è intitolata alla Madonna Assunta».

Dal grande tesoro della via pulchritudinis cattolica il Pontefice trae alcuni esempi che gli servono per spiegare la solennità del 15 agosto. Infatti «per contemplare questo mistero della fede, possiamo riferirci ai due modelli iconografici con cui nei secoli gli artisti lo hanno raffigurato. Il primo, il più antico, che è stato l’unico per quasi un millennio, è quello della “dormizione” della Madre di Dio: ella appare coricata su un catafalco, addormentata nella morte; intorno ci sono gli Apostoli che la venerano commossi in preghiera; al centro, in piedi, sta Gesù risorto, che tiene in braccio l’anima di Maria, come una bambina appena nata» perché, in quel momento, nasceva alla vita eterna. Il Figlio «è venuto a prenderla per portarla con sé nella gloria di Dio»: in questo modo «il Signore ha realizzato per sua Madre quello che ha promesso per tutti i suoi amici: “Quando sarò andato – al Padre – e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me” (Gv 14,3)». 

Il modello iconografico della Dormizione, riprodotto, ricorda il Papa, anche nel catino absidale della basilica romana di S. Maria Maggiore, «mette in risalto la verità centrale: è Cristo morto e risorto che ci conduce alla meta alla quale da sempre siamo destinati, la vita eterna», che attende tutti coloro che accolgono e mettono in pratica l’annuncio evangelico. La Dormizione, però, rappresenta una fase del pensiero teologico molto antica, che è stata precisata nel secondo millennio cristiano perlomeno in ambito cattolico: l’idea stessa di una “morte della Vergine” adombrava, infatti, una teologia di tipo “macolista” (la morte è il segno distintivo, nell’uomo, del peccato originale) che è stata però gradualmente superata. «L’iconografia più recente, sviluppatasi in seguito in Occidente, ci mostra», infatti, «la Vergine Maria a figura intera, nel cielo, avvolta di luce, spesso circondata da angeli e santi», riproducendo spesso alla lettera Ap 12,1 («Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle»), versetto che divenne la base per la raffigurazione del dogma dell’Immacolata Concezione. 

La teologia riguardante gli ultimi due dogmi mariani solennemente proclamati, Immacolata Concezione (1854) e Assunzione (1950), viaggiò così in parallelo per diversi secoli anche nella storia dell’arte. «Alcuni artisti hanno messo insieme i due schemi, rappresentando in alto la Vergine gloriosa e in basso la sua tomba vuota, spesso piena di fiori multicolori, e gli Apostoli con lo sguardo rivolto a lei, in cielo»: si è infatti giunti alla conclusione che «Maria è stata assunta in anima e corpo, cioè nell’integrità della sua persona», dato che non poteva conoscere la corruzione del sepolcro un corpo che non era stato neppure sfiorato dal peccato originale. 

«Quella donna che sulla terra ha dato corpo e sangue al Verbo incarnato e lo ha seguito fino all’unione perfetta nel sacrificio d’amore, da Lui è stata attratta per sempre nella gloria. Così anche questa iconografia ci permette di contemplare il nostro destino ultimo. La pienezza di vita, che oggi ammiriamo con gioia in Maria, attende anche noi, alla fine dei tempi, quando, come dice San Paolo, Cristo Risorto “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21), vestendo ciò che è corruttibile di incorruttibilità e ciò che è mortale di immortalità (cfr 1Cor 15,54)», riassume il Santo Padre. 

«Maria Santissima, assunta nella gloria del cielo, è per tutto il popolo di Dio segno di speranza e di consolazione. Per questo oggi desidero invocare la sua materna intercessione a nome di quelle comunità che hanno particolarmente bisogno di essere consolate e di continuare a sperare»: con un accenno molto alato, il Papa pensa anzitutto «ai fratelli e alle sorelle della Terra Santa, che è per eccellenza anche la Terra di Maria». «Penso al popolo ucraino e al popolo russo, entrambi legati da filiale devozione alla Santa Madre di Dio», dice immediatamente dopo il Pontefice, alludendo al fatto che la Dormizione è una delle festività mariane più sentite nel calendario bizantino-ortodosso, che accomuna i contendenti dell’Europa orientale. 

In generale, «penso ai cristiani che soffrono discriminazione o addirittura persecuzione», senza dimenticare quelli colpiti da calamità naturali, in particolare «le popolazioni colombiane che soffrono a causa del terremoto. Mi unisco a queste comunità e a tutte quelle che vivono in contesti difficili, e insieme con loro invoco: “Santa Maria, prega per noi!”». 

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