Mercoledì 5 agosto 2026. Il Concilio Vaticano II, lungi dal desiderare una secolarizzazione delle masse cattoliche, voleva, al contrario, incrementarne l’impegno. La richiesta di diffondere la liturgia delle Ore tra i laici ne è la prova regina. La liturgia delle Ore, infatti, dà un metodo di preghiera a chi non ce l’ha, unisce tutta la Chiesa in un unico coro di lode attorno alla Mensa eucaristica e ci ricorda che pure i momenti di svago e riposo, come possono essere le vacanze estive, appartengono al Signore
di Michele Brambilla
Nell’udienza del mercoledì 5 agosto Leone XIV riprende, dopo la pausa di luglio, il ciclo dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II. Si era arrivati, in particolare, alla costituzione sulla sacra liturgia, la Sacrosanctum Concilium. In particolare, «oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica».
Il Papa ricorda che «è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. “Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” (Lc 24,27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (2Cor 9,15) nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria” (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo” (SC, 6)».
Nel contesto a noi contemporaneo è più difficile affermarlo perché siamo circondati da una «mentalità efficientistica e consumistica», per la quale «la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale».
La preghiera è, invece, una dimensione fondamentale dell’uomo, infatti «la Costituzione Sacrosanctum Concilium ha preso sul serio tale esigenza. E ciò rallegrava profondamente il Papa San Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: “Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale” (Discorso, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963)».
Come noto, purtroppo nel post-concilio moltissimi ecclesiastici hanno compiuto per primi una “svolta antropologica” che ha portato ad una evidente svalutazione della preghiera, sia individuale che pubblica: per averne una prova basta andarsi a rileggere l’intervista rilasciata da don Luigi Ciotti, tipico prodotto di quei tristi decenni, ai funerali di don Antonio Mazzi questo lunedì (3 agosto).
Leone XIV puntualizza, quindi, che in Sacrosanctum Concilium «il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia» della Chiesa e che il Concilio Vaticano II non ha mai inteso “chiuderla in sacrestia”. «Partecipazione attiva dei fedeli» significa riconsacrare il mondo tramite la responsabilizzazione dello stesso laicato. «Per questo San Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio (cfr Cost. ap. Laudis canticum). Perché tale desiderio si realizzi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana», dato che ha un andamento quotidiano e uno schema metodico. «Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo “unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode” (SC, 83); così, di giorno in giorno, siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui». Leggere il breviario non è, quindi, una forma di clericalizzazione del laicato, ma quasi il “minimo sindacale” che ci si aspetta da un laico cattolico che prende sul serio il compito di pregare con la Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa. Il Pontefice cita l’amato sant’Agostino: «Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio; e quando prega il corpo del Figlio, non separi da sé il proprio capo; sia dunque lo stesso unico salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e la sua voce in noi» (Enarr. in psalmum LXXXV: PL 37, 1081).
La semplificazione della liturgia delle Ore da parte della riforma liturgica conciliare è servita a renderla maggiormente fruibile per i “non addetti ai lavori”, permettendo ad un crescente numero di persone di inserirsi nel flusso della preghiera ufficiale della Chiesa. Tanti laici, ormai, sono soliti leggere le Lodi mentre vanno in ufficio o la Compieta prima di addormentarsi. Sacerdoti santi come il servo di Dio mons. Luigi Giussani (1922-2005) sono stati dei veri apostoli della liturgia delle Ore. L’attuale Papa ne spiega egli stesso il motivo: essendo «legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio». In questo modo, «ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore», indicando a tutti la meta che attende l’intero universo. Perché pure il riposo, ripete il Papa ai pellegrini, appartiene al Signore.