Un’esperienza nutriente

Domenica 2 agosto 2026. Il Signore ci dona anche il giusto gusto delle cose

di Michele Brambilla

Le parabole del Regno, dice Papa Leone XIV nell’Angelus del 2 agosto, il primo in Vaticano dopo il rientro da Castel Gandolfo (27 luglio), annunciano che il Signore è «Colui che dà senso alla vita, liberandola dal male e dal peccato». Infatti, «mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito, Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino. Perciò il Vangelo di quest’oggi (Mt 14,13-21) testimonia che Gesù non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi. Al sordo, che torna a sentire, il Signore rivolge la Buona Novella da ascoltare; al cieco, che torna a vedere, mostra la splendida opera della redenzione che si compie per lui. Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare».

Usando un aggettivo inconsueto per l’esegesi biblica, il Papa giunge ad affermare che «l’incontro col Signore è un’esperienza nutriente», nel senso che ci dona qualcosa di più del semplice sostentamento. «Nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita» eterna, specialmente se si sta parlando delle domande esistenziali. Tante volte il Cristianesimo è ridotto al soccorso materiale dei poveri, mentre le parole del Signore parlano della Salvezza a 360°. Come ripete, infatti, il Pontefice, «Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita». Un messaggio che è rivolto a tutta l’umanità, come indica il numero delle ceste avanzate, ben 12, come le tribù di Israele, ovvero la totalità del popolo ebraico, e gli stessi Apostoli, destinati a portare il Lieto Annunzio anche ai pagani. 

Il Santo Padre coglie nella pagina di Mt 14,13-21 anche un insegnamento nei confronti della cultura dello scarto: sfamando l’intera folla e conservando anche il cibo avanzato, Gesù «ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia. Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace».

La guerra e l’arroganza creano nuovi deserti. Il Signore, invece, alzando gli occhi al Cielo, benedicendo il pasto e distribuendolo, ci ricorda che la dimensione orizzontale non può prescindere da quella verticale del rapporto fondante con Dio. La sua gestualità anticipa quella dell’Ultima Cena, in cui, nel SS. Sacramento eucaristico, Cristo porterà a compimento la predicazione sul Regno divenendo Egli stesso Pane di vita eterna, offerto e condiviso, porta perpetuamente spalancata sulla gloria celeste.  Allora, «mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici. In compagnia di Gesù, anche le vacanze possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi, accanto a noi, è nel bisogno».

A proposito di bisognosi, il Papa fa un’importante puntualizzazione sulle vicende di questi giorni nell’exclave spagnola di Ceuta. Rivolgendosi agli spagnoli nella loro lingua, definisce «alarmante situación» l’invasione del territorio da parte di migliaia di marocchini, con il corollario per niente trascurabile delle decine di morti in mare, e chiede di trovare al più presto «soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia» per tutti i soggetti coinvolti.

Universalmente, «continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione».

E’ il 2 agosto, giorno in cui è lucrabile nelle chiese francescane e in tutte le chiese parrocchiali l’indulgenza della Porziuncola o Perdono di Assisi. Il Papa stesso ricorda che «san Francesco ottenne questa Indulgenza da Papa Onorio III, nel 1216, ispirato, mentre era in preghiera alla Porziuncola, da una visione di Gesù e di Maria, circondati dagli Angeli. Ringraziamo il Signore per tale grande dono e facciamone tesoro, specialmente nell’ottavo centenario del “Transito” del Poverello di Assisi, che proprio alla Porziuncola morì il 3 ottobre 1226».

Comments are closed.