Domenica 26 luglio 2026. Il Regno di Dio, ci dicono le parabole commentate il 26 luglio, chiama tutti e accoglie tutti, creando quella comunione che è ancora molto lontana in molti scenari di questo mondo
di Michele Brambilla
Il discorso per l’Ahttps://www.opusmariae.it/wp-admin/admin.php?page=wpcf7ngelus del 26 luglio evidenzia che «al centro dell’insegnamento di Gesù c’è il mistero del Regno di Dio, che il Vangelo di oggi paragona a una perla e a un tesoro (cfr Mt 13,44-52)». Tutte le parabole del Regno, sottolinea Papa Leone XIV, «lasciano intendere la sorpresa di chi trova ciò che non poteva neanche sperare», al punto che i beni conservati fino ad allora sbiadiscono al confronto. «In effetti, sin dalle prime pagine, gli evangelisti descrivono la chiamata di Gesù a seguirlo come irresistibile: libera, certo, ma urgente e capace di suscitare una risposta pronta e mossa dal desiderio. È questo un primo aspetto importante del modo in cui Dio è vicino e si fa trovare: l’incontro col suo Regno è una svolta che non restringe, ma allarga la vita. Se qualcosa deve ora cambiare, è per un di più di possibilità, non per un di meno»: il centuplo quaggiù e l’eternità (Mc 10,29-30).
«Vi è un secondo aspetto, cui Gesù sembra dare molta importanza: a trovare il tesoro nascosto nel campo è probabilmente un contadino; la perla, invece, è riconosciuta di grande valore da un mercante, forse un viaggiatore. Seguono altre due parabole in cui i protagonisti sono dei pescatori e uno scriba esperto di cose antiche e nuove. Ve ne sono altre, poi, in cui il Regno si lascia scorgere in una donna che impasta la farina, in un’altra che riordina la casa, in un re che pianifica la guerra, in un uomo che progetta una torre, in amministratori che gestiscono pagamenti o investimenti, in pastori e agricoltori»: un modo, per Gesù, per annunciare che nel suo Regno c’è posto per tutti. La chiamata è singolare: ognuno ha il suo profilo e il suo carisma, ma la meta è identica. Per dirla con Leone XIV, «il Regno di Dio rivela la sua inestimabile bellezza su strade diverse, ma chiama tutti – uomini e donne, giovani e anziani, poveri e ricchi – a un profondo rinnovamento. Tutti lo possono comprendere e ne sono attratti».
Anche la Chiesa «è comunione di persone diverse per origine, per cultura, per competenze, per livello di responsabilità, ma tutte chiamate a riconoscersi “uno” in Gesù Cristo: è Lui il tesoro nascosto, la perla preziosa, la rete che raccoglie chi è disperso. Dal principio, infatti, Gesù ha chiamato e radunato attorno a sé persone che, altrimenti, non si sarebbero mai frequentate. Proprio così ha mostrato che Dio non fa preferenza di persone e che la sua elezione è predilezione, specialmente per chi è piccolo e scartato».
Gesù è anche identificato con la Sapienza tratteggiata nell’omonimo libro dell’Antico Testamento. Re Salomone, antenato dello stesso Gesù, in 1Re 3,5.7-12 chiede per sé proprio questa Sapienza. «Mentre l’industria dei consumi ci modifica il palato, suscitando sempre nuovi bisogni per poi venderci risposte che non saziano e talvolta avvelenano il cuore, dobbiamo imparare a cogliere ciò che conta davvero, il tesoro della relazione con Dio che ci apre alla gioia e ci aiuta a vivere al meglio le relazioni tra di noi», ripete il Papa.
Lunga e significativa anche la parte di discorso che segue la preghiera mariana, dato che «ieri, in Libano, è stato beatificato Elia Hoayek, Patriarca di Antiochia dei Maroniti dal 1899 al 1931 e Fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia. Ha guidato per più di trent’anni la Chiesa Maronita con grande dedizione e sensibilità pastorale. Uomo di dialogo e di speranza, è stato un luminoso punto di riferimento ecclesiale, sociale e politico, tanto da essere chiamato “Padre del Grande Libano”. La preghiera e l’intercessione del nuovo Beato, accompagnino sempre i fedeli Maroniti in tutto il mondo e ottengano il dono della pace per l’intero popolo del Libano, a me tanto caro».
Il Pontefice segue con apprensione pure «il perdurare e l’inasprirsi della violenza in Terra Santa, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili, in Cisgiordania e a Gaza». Tramite il Papa la Santa Sede torna a richiedere per i due popoli coinvolti, l’israeliano e il palestinese, «un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e gli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa».
Lo sguardo si allarga, poi, a tutto il Medio Oriente, «dove un intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Dal profondo del cuore esorto tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia, per giungere quanto prima alla pace, tanto desiderata per tutta la regione».
Il motto della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, nella ricorrenza dei SS. Gioacchino ed Anna, genitori di Maria SS.ma, è il versetto «Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Anche Leone XIV conserva memoria di tutte le aree di crisi del mondo: il saluto ai «ai bambini provenienti dalla “Casa della Misericordia” di Chortkiv, in Ucraina, ospiti presso la Parrocchia di San Michele Arcangelo di Nocera Superiore» testimonia ancora una volta l’attenzione che la Chiesa continua a riservare al conflitto russo-ucraino, che in Occidente è ormai menzionato quasi con fastidio, nonostante si tratti di una sfida altrettanto esistenziale delle guerre mediorientali.