Lunedì, 27 luglio 2026

Espose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami “. Disse loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata”. Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo” (Mt 13,31-35).


Nella celebrazione della S. Messa odierna, vengono proclamate due delle tante parabole dette da Gesù per spiegare la realtà e il significato del regno di Dio.  Dalle parabole del granello di senapa e del lievito apprendiamo che Dio è all’opera nella trama della storia in maniera infallibilmente efficace nella modalità inaspettata della semplicità e dell’umiltà. Per la salvezza e la redenzione dei suoi figli, che superbamente e miseramente gli disobbediscono perdendo il suo amore, Dio si umilia, si abbassa, si fa uomo. Così mostra in sé stesso, da vero uomo, totalmente obbediente al Padre, la via per essere veramente grandi, l’arte di vivere, la strada della felicità che ci libera dal peccato e ci rende figli di Dio (cfr. Ef 1,5; Rm 8,14). Questo è il vero modo di agire e parlare di Dio in ogni tempo e a tutti. Anche oggi, come puntualizzava costantemente, da vero Padre della Chiesa nei tempi moderni Benedetto XVI, bisogna far vedere, come faceva Gesù con le sue parabole, che Dio agisce concretamente nella vita quotidiana. Dio non è concorrente dell’uomo, ma vuole la sua felicità ponendosi nella sua vita come un piccolo seme di verità e di gioia, capace di edificare la nuova esistenza libera dalle illusioni fallimentari dell’autosalvezza.  Ordinariamente non impiega i mezzi roboanti del falso potere del mondo, bensì la sua vera forza, umile e risolutiva, quella del lievito che fermenta la pasta facendola diventare pane di vita sempre più vera. Anche questo nostro tempo, ancora una volta, è occasione da non perdere per proporre a tutti l’accoglienza di Dio che cammina con noi per aiutarci a realizzare la piena umanità che risplende nel suo Figlio, morto sulla croce, risuscitato e assunto nella gloria (1Tm 3,16). Secondo l’insegnamento di Benedetto XVI noi cristiani ci dobbiamo sentire profondamente motivati nell’essere oggi una “minoranza creativa”, apparentemente piccola, ma capace di sfidare il pensiero unico dominante e rigenerare la società dall’interno, grazie all’efficace presenza, umile e coraggiosa, del granellino di senape e del lievito, ossia il Vangelo che, accolto nella famiglia, si diffonde e salva tutti quelli che credono. Come missionari della Nuova Evangelizzazione abbiamo la consapevolezza che “Parlare di Dio, quindi, vuol dire far comprendere con la parola e con la vita che Dio non è il concorrente della nostra esistenza, ma piuttosto ne è il vero garante, il garante della grandezza della persona umana. Così (…): parlare di Dio è comunicare, con forza e semplicità, con la parola e con la vita, ciò che è essenziale: il Dio di Gesù Cristo, quel Dio che ci ha mostrato un amore così grande da incarnarsi, morire e risorgere per noi; quel Dio che chiede di seguirlo e lasciarsi trasformare dal suo immenso amore per rinnovare la nostra vita e le nostre relazioni; quel Dio che ci ha donato la Chiesa, per camminare insieme e, attraverso la Parola e i Sacramenti, rinnovare l’intera Città degli uomini, affinché possa diventare Città di Dio” (Benedetto XVI, Catechesi 28.11.2012).

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