Mercoledì 3 giugno 2026. I riti liturgici e la loro simbologia non sono un mero rivestimento facoltativo della sostanza dei Sacramenti, ma sono la mediazione ecclesiale tramite la quale siamo raggiunti dalla grazia divina
di Michele Brambilla
Se il cuore della celebrazione domenicale è la Comunione eucaristica, perché la Messa è “così lunga”? La risposta a questa domanda, che qualunque catechista si è sentito porre prima o poi, la dà Leone XIV nell’udienza del 3 giugno, nella quale ci tiene a precisare che «i riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge».
«Il rito dà» quindi «forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo» proprio attraverso quelle “altre parole” che ad un osservatore esterno potrebbero sembrare ridondanti, ma che in realtà aiutano a creare nel fedele una vera e propria forma mentis. «Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori (cfr ibid.) rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore. Attraverso il sacro rito veniamo così formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede» attorno all’unico Signore.
La logica che struttura le celebrazioni liturgiche «non è quella di imbrigliare la libertà in schemi» precostituiti, come troppe volte si sente dire per giustificare gli abusi liturgici. La liturgia, se ascoltata e messa in pratica fedelmente, ci svela tutta la sua reale ricchezza, che non abbisogna di troppe spiegazioni “esterne”. Il Papa ricorda che «la grammatica del rito è intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia. In essa, come afferma il Concilio, “la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi” (SC, 7)». Il Santo Padre fa l’esempio dell’acqua, che troviamo «dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione».
Si sta parlando di “segni” o di “simboli”? «“Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. In realtà, un segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori. Così, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo. In secondo luogo, i simboli hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: più semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o più impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento. Soprattutto, i simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali», prosegue il Pontefice. Citando Romano Guardini (1885-1968), Leone XIV ripete che «abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia», cioè un’autentica catechesi liturgica, che non significa, come detto, sovraccaricare i riti ordinari di altri significati. Bisogna praticare una «liturgia viva e devota», preparata a dovere riservando anche un po’ di tempo al suo studio, che è la strada migliore «per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’Incarnazione, può avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo», certi che nell’Eucaristia «Dio è presente in mezzo al suo popolo e lo accompagna nella vita quotidiana», come dice il Papa invitando tutti, in questi giorni, a partecipare alle solenni processioni del Corpus Domini.