Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14, 16-21).
Il Vangelo di questa Sesta Domenica di Pasqua si apre e si chiude con le parole del Salvatore che indica, nell’osservanza dei suoi Comandamenti, la verità dell’amore dei suoi discepoli per lui. Gesù assicura loro che questa stessa pratica della divina volontà è ricompensata dall’amore del Padre suo e da lui stesso che pregherà il Padre affinché effonda per loro un altro Paràclito. Infatti, Egli è già il Paraclito (cfr. 1Gv 2,1) ossia il Difensore che davanti al Padre dichiara i credenti in lui giusti e liberi da ogni peccato, cancellato con il suo sacrificio d’amore perfetto. Ma ora promette ai suoi, che lo amano con viva accoglienza e obbedienza, la preghiera perché il Padre suo dia loro un altro Paraclito. Pertanto non resteranno orfani dopo la morte di Gesù. Egli presto tornerà e lo vedranno vivo, dopo la sua risurrezione. E riceveranno, grazie alla sua preghiera, un altro Difensore, lo Spirito di verità. Le persone del mondo, quelle che si chiudono nella mentalità del peccato, attaccandosi a quella mentalità mondana che si ribella e disobbedisce a Dio, non lo possono ricevere perché in tal modo non lo vedono e non lo riconoscono. Al contrario, i discepoli amanti e obbedienti, lo conoscono e lo riceveranno come maestro interiore della verità tutta intera (cfr. Gv 16,13). Dunque, noi cristiani che amiamo il Signore nella pratica dei suoi comandi, cresciamo quotidianamente nella libertà e nella creatività. La libertà è la gioiosa e spontanea adesione ai principi della fede e della morale naturale e cristiana, alternativa alla mentalità anarchico-liberale o qualunquistica che dilaga più o meno consapevolmente nel pantano dell’indifferenza tra bene e male. La creatività è l’attitudine, nella concretezza della vita quotidiana, a riconoscere operativamente le grazie che servono per concretizzare il regno di Dio nelle persone e nei contesti in cui siamo chiamati ad operare secondo la vocazione personale, senza alcuna fantasiosa illusione, ma con doverosa e amorevole attenzione a correggere gli errori causati dalla mentalità rivoluzionaria e dalla malattia tipica del moderatismo di chi soggiace al compromesso totale o parziale con l’errore. Noi, guidati dallo Spirito, puntiamo al servizio, umile, fedele e generoso per il regno del Cuore di Gesù Cristo, come si legge nella “Dilexit nos”: “Egli ti manda a diffondere il bene e ti spinge da dentro. Per questo ti chiama con una vocazione di servizio: farai del bene come medico, come madre, come insegnante, come sacerdote. Ovunque tu sia, potrai sentire che Lui ti chiama e ti manda a vivere questa missione sulla terra. Egli stesso ci dice: «Vi mando» (Lc 10,3). Questo fa parte dell’amicizia con Lui. Perciò, affinché tale amicizia maturi, bisogna che ti lasci mandare da Lui a compiere una missione in questo mondo, con fiducia, con generosità, con libertà, senza paure. Se ti chiudi nelle tue comodità, questo non ti darà sicurezza, i timori, le tristezze, le angosce appariranno sempre. Chi non compie la propria missione su questa terra non può essere felice, è frustrato. Quindi è meglio che ti lasci inviare, che ti lasci condurre da Lui dove vuole. Non dimenticare che Lui ti accompagna. Non ti getta nell’abisso e ti lascia abbandonato alle tue forze. Lui ti spinge e ti accompagna. L’ha promesso e lo fa: «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20)” (215).