Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: “Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni (Lc 24,35-48).
La Risurrezione di Gesù è nel contempo un fatto storico e metastorico o trascendente. Lo ribadisce e insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica smentendo le false interpretazioni pseudo esegetiche purtroppo dilaganti, in certa letteratura teologica ormai datata, e ancora insinuanti talora, come triste retaggio, frettolosa superficialità circa la comprensione del significato dell’evento centrale dell’universo, sganciandolo dalla sua fisicità storico temporale. Certamente nessuno ha potuto dire come sia avvenuta fisicamente la Risurrezione e percepire con i sensi il passaggio ad un’altra vita. Essa è storicamente constatabile attraverso il sepolcro vuoto e le apparizioni del Cristo risorto, pur restando un evento che supera la storia costituendo il cuore del Mistero della fede che si manifesta ai discepoli, i quali ne diventano testimoni davanti al popolo (cfr. CCC 647). L’evento storico della Risurrezione è cronologicamente e spazialmente determinabile. Come aveva annunciato Gesù stesso, la Risurrezione è avvenuta il terzo giorno, ossia il primo dopo il sabato che, come stabilito dalla legge ebraica, imponeva il riposo e l’astensione da ogni attività non necessaria alla sopravvivenza. Il corpo morto di Gesù, deposto dalla croce la sera della vigilia del grande sabato, affrettatamente fu avvolto in un lenzuolo comprato da Giuseppe di Arimatea e collocato nel sepolcro che si era fatto scavare per sé nella roccia e in cui ancora nessuno non era stato posto. Appena passato l’obbligo del riposo sabbatico, le donne del gruppo dei discepoli si recano, al mattino presto quand’è ancora buio, al sepolcro per imbalsamare il corpo morto e sepolto di Gesù, ma non ve lo trovano e sono prese dalla paura per il terremoto che, tra l’altro, scuote la terra e fa tramortire le guardie, che fuggono e vanno a portare notizia dell’accaduto in città alle autorità. Presto tutti notano che il sepolcro è vuoto. Provano a darne spiegazione. I nemici di Gesù non hanno niente da dire, se non l’inconcludente menzogna che li getta nel ridicolo della contraddizione con cui presumono trasformare in coraggiosi trafugatori i discepoli di Gesù, che d’altronde, pieni di paura e di desolazione, sono i primi a non credere alle donne che portano l’annuncio della Risurrezione per averlo ricevuto dall’angelo e per aver avuto l’apparizione direttamente del Risorto. Crederanno gradualmente e faticosamente allorché avranno anch’essi le apparizioni del Risorto – non senza i suoi rimproveri a causa della loro incredulità – e soprattutto grazie al suo saluto di pace e alla pazienza e delicatezza del suo Cuore profuse in ogni incontro. Allora finalmente avranno la certezza che Gesù è veramente risorto. Ė lo stesso di prima. Non ha cambiato la sua identità. Constatano perfettamente che il corpo risuscitato è lo stesso che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione. Ė autentico e reale: mangia con loro, e può essere toccato, però nello stesso tempo possiede proprietà nuove, proprie di un corpo glorioso per cui non è soggetto allo spazio e al tempo. Può rendersi presente quando e come vuole. Non può essere trattenuto sulla terra perché appartiene al dominio divino del Padre suo e può apparire con l’aspetto di un giardiniere o sotto altre somiglianze, familiari ai discepoli, per suscitare la loro fede (cfr. CCC 646) in lui, che è Cristo, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18), il principio della nostra risurrezione, ora per la giustificazione della nostra anima e più tardi per la vivificazione del nostro corpo (cfr. ibid. 651-658).