Non si può separare la Scrittura dalla Chiesa

Mercoledì 11 febbraio 2026. L’ermeneutica ecclesiale delle Scritture e il rilancio della nuova evangelizzazione dell’Europa

di Michele Brambilla

Il luogo specifico della Sacra Scrittura è la stessa comunità cristiana, specifica Papa Leone XIV nell’udienza dell’11 febbraio, rileggendo la Dei Verbum. «Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza», rimarca il Pontefice. 

«Il Vaticano II ricorda che “la Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli”», come diciamo anche nella liturgia. Non si può quindi separare la Scrittura dalla Chiesa, che la interpreta fedelmente. Il Papa cita in proposito Benedetto XVI, che nell’esortazione post-sinodale Verbum Domini (2010) scriveva: «Proprio il legame intrinseco tra Parola e fede mette in evidenza che l’autentica ermeneutica della Bibbia non può che essere nella fede ecclesiale, che ha nel “sì” di Maria il suo paradigma. […] Il luogo originario dell’interpretazione scritturistica è la vita della Chiesa» (n. 29).

Il vero criterio ermeneutico è quindi ecclesiologico e mariologico, avendo come modello Colei che più di tutti ha custodito, meditato e messo in pratica la Parola. «Nella comunità ecclesiale la Scrittura trova dunque l’ambito in cui svolgere il suo compito peculiare e raggiungere il suo fine: far conoscere Cristo e aprire al dialogo con Dio. “L’ignoranza della Scrittura – infatti – è ignoranza di Cristo”», affermava infatti san Girolamo (Comm. in Is., Prol.: PL 24, 17 B). La parola scritta, perché non diventi lettera morta, deve quindi condurre all’incontro con una Persona in carne ed ossa. Infatti «la Costituzione Dei Verbum ci ha presentato la Rivelazione proprio come un dialogo, nel quale Dio parla agli uomini come ad amici (cfr DV, 2)», ricorda nuovamente Leone XIV.

E’ fondamentale riflettere anche personalmente sulla Bibbia, ma non bisogna dimenticare che «la Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana», che è il luogo in cui Cristo abita ancora oggi per mezzo dei Sacramenti, come ripete nuovamente il Pontefice. I ministri ordinati e i teologi non possono prescindere dalle Scritture e da questi fondamenti ecclesiali. Nella Chiesa, infatti, anche l’erudizione personale è servizio della comune missione evangelizzatrice. «Ciò che la Chiesa ardentemente desidera è che la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci» l’inesauribile desiderio del Signore di incontrarci, «non cessa mai di offrire le sue ricchezze». 

Il Papa ripete quindi che «Cristo è la Parola vivente del Padre, il Verbo di Dio fatto carne. Tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ognuno di noi e per l’intera umanità. Apriamo dunque il cuore e la mente ad accogliere questo dono, alla scuola di Maria, Madre della Chiesa», pronti a diffonderlo in tutto il mondo. Non a caso «in questi giorni ricordiamo i Santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi e patroni d’Europa, padri del cristianesimo, della lingua e della cultura dei popoli slavi. Torniamo alla loro opera apostolica – come esortava San Giovanni Paolo II – nella costruzione di una nuova unità del continente europeo, per superare tensioni, divisioni e antagonismi – religiosi e politici (cfr. Slavorum Apostoli)».

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