Sabato, 30 maggio 2026

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».  Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi» Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose». (Mc 11,27-33)


Il Sinedrio, supremo organo di governo del popolo d’Israele anche sotto la dominazione romana del I sec., era composto da tre categorie, elencate con precisione all’inizio di questo brano del Santo Vangelo: capi dei sacerdoti, scribi, anziani, rispettivamente i rappresentanti del potere religioso, culturale, economico. Il potere, però, può accecare ed essi, anziché essere sinceramente aperti alla verità superiore a ogni di imperio, temono di essere scalzati e tendono domande insidiose al Signore. Con la sua divina pedagogia Egli però smaschera la loro ipocrisia. Nell’VIII sec. d.C. il Venerabile Beda, saggio e sapiente monaco benedettino inglese che chiude l’epoca patristica, scrive: «Osserva la miseria di questi uomini: temono di essere lapidati dal popolo, ma non temono di essere giudicati da Dio per la loro incredulità. Essi sono prigionieri del consenso umano. Poiché rifiutano di riconoscere l’autorità di Giovanni, che era la lampada, restano giustamente al buio riguardo a Cristo, che è il Sole. Non rispondono alla domanda della terra (il Battista) e quindi non meritano di udire le cose del Cielo». In fondo, il peccato di questi uomini si può configurare come una sorta di “impugnazione della verità”, uno dei sei crimini che il Catechismo configura come resistenza allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, infatti, ha la missione di “condurre alla verità tutt’intera” – secondo la promessa di Nostro Signore – perché la verità esiste e tutta la vita cristiana è accoglienza della sua oggettività, incondizionatamente e docilmente. O dolcissima e irresistibile verità! Il tuo solo nome accende il cuore e infiamma la mente dei pensatori controrivoluzionari! Chi si dedica alla missione speciale di studiarla e diffonderla ha particolarmente bisogno delle grazie dello Spirito Santo che, alla vigilia della solennità di Pentecoste, invochiamo, consapevoli che gli inganni dell’avversario sono molteplici e fallaci. La conclusione del brano del Vangelo – il divino silenzio che Gesù impone – è un atto di severità contro l’ipocrisia. Dichiara, infatti, san Gerolamo: «Il Signore non risponde perché essi hanno interrogato non per imparare, ma per tentare. È un precetto divino non dare le perle ai porci. Dicendo “Non lo sappiamo”, essi hanno mentito; e chi mente contro la propria coscienza perde il diritto di essere istruito nella verità. Il silenzio di Cristo è il giusto castigo per chi usa la parola solo per tessere inganni».

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