Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”. Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,29-34).
Contempliamo ancora in questo tempo di Natale il Verbo Incarnato nel Bambino di Betlemme concepito dalla Beata sempre Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, nato in una stalla e deposto in una mangiatoia, mentre risuonava il canto di gloria e di lode di una moltitudine dell’esercito celeste (cfr. Lc 2,13) e lo adoravano insieme alla Madre, S. Giuseppe e i pastori avvertiti dall’Angelo. Ma, con tutta la Chiesa, nella stessa liturgia del Natale, cogliamo già, grazie al Vangelo, il mistero del Verbo Incarnato e Redentore. Celebrando la Natività del Signore è necessario sapere e credere che Gesù è il Servo e l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo secondo le Scritture (cfr. Is 2,1-12; 53,7; 1Cor 5,7; 1Pt 1,19) che echeggiano chiaramente nella testimonianza di Giovanni Battista.
Questi ha il compito di battezzarlo e prestargli piena testimonianza manifestando al suo popolo che è il Figlio di Dio su cui discende e rimane lo Spirito e che proprio Lui battezza nello Spirito Santo. Ma il battesimo di Giovanni con il segno dell’acqua del fiume Giordano è solo penitenziale; infatti annovera i battezzati, Gesù compreso, nella pratica della penitenza per il perdono dei peccati che saranno perdonati unicamente con la penitenza perfetta del sacrificio dell’Amore totale portato al suo pieno compimento sulla croce dal Salvatore Gesù. E i credenti in Cristo morto e risuscitato, hanno acceso per mezzo del Battesimo, nella fede della Chiesa, al perdono di tutti i peccati a cominciare dal primo, commesso da Adamo ed Eva, causa della perdita della filiazione divina dell’umanità. Grazie a Gesù Cristo, Servo obbediente nell’amore, ogni battezzato è purificato, santificato e giustificato (cfr. CCC 1227), diventa cristiano, riacquista la filiazione perduta, è nuova creatura per sempre, in cammino attento e responsabile verso la meta dell’eterna felicità in Paradiso (cfr. ibid. 1263. 1265. 1272-1274).
Pertanto il battezzato non ha più la colpa del peccato. In lui però rimangono le conseguenze temporali di essa, le sofferenze o pene da portare in unione al sacrificio di Cristo perché questo sia completo del contributo di quanti sono incorporati al suo stesso Corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1,24). Comincia dunque con il Battesimo la buona e gloriosa battaglia per vincere se stessi e il mondo com’è indicato dal Rito del Battesimo (promesse battesimali, veste bianca, candela accesa al Cero pasquale) e come insegna il CCC: «Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, metaforicamente, l’incentivo del peccato (« fomes peccati »): “Essendo questa lasciata per la prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, “non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole” (2 Tm 2,5)” che la Chiesa non tralascia di indicare.