Mercoledì, 21 gennaio 2026

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. (Mc 3, 1-6)


Gesù non ama certo il quieto vivere, dà il primato alla verità. E’ una roccia con due chiari orizzonti. Puoi edificare su di essa una casa che non sarà mai distrutta, oppure se ti opponi ad essa, sarà un brutto inciampo su cui ti sfracelli. Sa bene di essere “segno di contraddizione, per la rovina e la resurrezione di molti in Israele” (Lc 2, 34). Il nostro modo compatto, privo di contraddizioni, tra pensieri ed azioni, la perseveranza nella preghiera da cui vengono giornate piene di grazia, lo stile lavorativo appassionato, l’affabilità verso il prossimo, la ricchezza di vita sociale rappresentano di per sé un giudizio inequivocabile, riverbero della compattezza della Chiesa Cattolica. In questo brano del vangelo Gesù in sinagoga è oggetto di un duplice interessamento. Un povero uomo, dalla mano paralizzata, lo guarda, implora e spera l’impossibile. Dall’altro lato abbiamo il tagliente sguardo accidioso dei farisei che sperano di accusarlo di infrangere il riposo del sabato. Nel modo in cui affronta una situazione assai impegnativa, Gesù si rivela persona di sublime grandezza nell’essere vero Dio e vero uomo. La questione del sabato può essere sottovalutata, ma in realtà Gesù con essa si appone tutte le prerogative divine, di colui che è connaturale e consustanziale con il Dio di Israele. Dio che di sabato osserva il riposo dalle fatiche della creazione, continua a lavorare per conservare l’esistenza del creato. Secondo la legge talmudica, solo Dio può lavorare di sabato. La risposta del Salvatore è perentoria: Sì, appunto per tale motivo io dico che il Figlio dell’uomo è signore del sabato, “Il Padre mio lavora e anch’io lavoro” (Gv 5, 17). Questo falegname che frequenta i nostri stessi ambienti, lascia trasparire la sua divinità ma rimane genuinamente vero uomo. “Alzati, vieni qui in mezzo” è una frase che non teme alcun confronto. Vuole provocare e mettere a nudo i propri avversari, costretti a scoprirsi.

Ulteriore perla umana di Gesù: ama la chiarezza. E’ nel suo temperamento prediligere le posizioni solari, rispetto a tutte le manovre ambigue. Non scade nell’odio, ma si rattrista del cuore indurito dei farisei, a cui si è rivelato nel suo amore di redentore dell’uomo che però viene vanificato. Nel suo umanesimo squisito, Gesù è la meraviglia di questo mondo.

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