Mercoledì, 11 febbraio 2026

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: “Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?”. Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo” (Mc 7,14-23).


La purezza, nel suo significato lessicale, è la condizione di persone e cose coerenti con la loro realtà più profonda. L’essere umano dunque è puro allorché è sempre sé stesso non alienandosi nella trama delle varie relazioni quotidiane, bensì realizzando al meglio con esse la propria vocazione personale. Dio, l’Essere perfettissimo nel mistero del suo essere Uno e Trino, è il Purissimo, tre volte Santo (cfr. Is 6,3-5; Ap 4,8-11), l’assolutamente Altro che non si confonde con niente e con nessuno e che liberamente, nella sua Bontà infinita, effonde la comunione d’amore della sua santità per la felicità delle sue creature intelligenti e libere, senza averne bisogno in alcun modo. Dio stesso, dopo aver liberato il suo popolo dalla alienazione della schiavitù egiziana, vuole che sia santo dicendo a Mosè: “parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, sono santo” (Lv 19,2). Questa santità si deve concretizzare in comportamenti dettati da prescrizioni cultuali e morali alternativi all’idolatria praticata fuori d’Israele (cfr.Lv 17-20), al contatto con cose e animali considerati impuri (Gn 7,2; Lv 11; Dt 14,13-21) e al contatto con persone ricadenti nella classificazione d’impurità (Nm 12,10-15. Lv 12-15. Dt 24,8-9).

Dunque i comportamenti e le prescrizioni cultuali sono non l’origine della purezza o sanità dei figli d’Israele, ma l’espressione dell’ubbidienza umile, riconoscente e fedele a Dio Creatore e liberatore, come puntualizzato dalla predicazione profetica. Purtroppo la casistica rabbinica, invece di aiutare il popolo a crescere nella gratitudine per l’elezione alla santità e acquisire così rinnovata coscienza della necessaria coerenza morale, appiattiva tutti in una pratica materialistica della religiosità senz’anima che di fatto era soltanto l’illusione della purezza e della santità con le frequentissime abluzioni.

Solo Gesù ha potuto presentare e insegnare concretamente la via della purezza o della santità nella sua Persona di vero uomo perché vero Dio, il Verbo Incarnato che comunica ad ogni credente in lui la purezza della sua santità di vero uomo, Dio egli stesso, in piena comunione d’amore con Dio, suo e nostro Padre.

Che pensare e dire di noi? Omnia munda mundis! Tutto è puro per i puri! Tornano pienamente comprensibili e illuminanti queste parole del manzoniano Padre Cristoforo al povero guardiano del convento di Pescarenico.  Chi si studia di essere sempre con il Signore, mite e umile di cuore, ossia si esercita a compiere la volontà di Dio, come Gesù e sua Madre, la beata sempre Vergine Maria, è sulla via della purezza o santità nel ritmo della vita quotidiana relazionandosi con persone e cose nella gioia e semplicità di cuore che caratterizzano da sempre i cristiani (cfr. At 2,46). Omnia munda mundis! Limpide parole, espressione della morale cristiana, elevante e liberante dall’ipocrisia degli scrupoli e del compromesso, causati dalla mancata conversione e dalla falsa prudenza dell’uomo che confida nell’uomo invece che nella grazia di Dio. 

Come educatori cristiani, ci onoriamo di essere personalmente promotori della morale cattolica per noi e per tutti nel rinnovato patto educativo globale delle costellazioni educative cattoliche ponendo attenzione, come chiesto da Papa Leone XIV, alla priorità della vita interiore dei giovani e al disegno di nuove mappe di speranza nella consapevolezza paolina di dover splendere “come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (Fil, 2,15-16) [cfr. Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”,10.3, 11.1-2 ].   Cominciamo subito con la preghiera ispirata: “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte e mie colpe, mondami dal mio peccato. (…). Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo ( Sal 51,1.12).

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