Lunedì, 5 gennaio 2025

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù, intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».


Chi è Gesù, questo profeta che, dotato di uno sguardo affascinante e misterioso, passeggia lungo le rive del lago e chiama umili pescatori al suo seguito? Andrea e il suo anonimo compagno, suo fratello Simone hanno lasciato le reti e hanno accettato l’invito di Gesù: “Venite e vedrete”. Anche Filippo, nato nella cittadina di Betsaida, noto anche ai Greci colti ricercatori della verità, è andato dietro di Lui. È solo un uomo, che viene da un oscuro villaggio della Galilea, da Nazareth, un onesto lavoratore, di cui conosciamo nome e cognome, “il figlio di Giuseppe”? è un Maestro autorevole, che sa interpretare le Scritture, un “Rabbì”? Con questo titolo, infatti, a lui si rivolge Natanaèle, che, come altri appassionati studiosi delle pagine dell’antica alleanza, amava sedersi all’ombra di un albero, in attesa di riconoscere colui che sarebbe venuto, mandato da Dio, come scritto nella Legge e nei profeti. No, Gesù, non è solo un uomo, non è solo un Maestro. “Tu sei il Figlio di Dio”. Tale professione di fede di Natanaèle è anche il canto del nostro cuore in questo tempo di Natale. Andiamogli incontro, come fece quest’uomo giusto dell’antico Israele, abbandonando quanto ci impedisce di confessare la sua divina regalità sulle nostre povere vite. Un uso limitato ed orgoglioso della ragione potrebbe bloccarci nei nostri pregiudizi: “da Nazareth, può mai venire qualcosa di buono?”. Ma il Signore ci conosce, come conosceva Natanaèle. Sa ciò che c’era nel suo cuore, la ricerca di verità e di bontà, che solo Egli può appagare. Siamo pellegrini lungo le strade della vita, come l’antico patriarca Giacobbe che sognò di incontrare Dio, mentre gli angeli salivano e scendevano per una scala che toccava il cielo. Con Gesù il sogno diventa realtà: Dio è con noi e il nostro cuore è a casa solo in Lui! 

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