Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; e una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo». (Mc 3,22-30)
Il testo del Santo Vangelo di quest’oggi presenta due motivi di riflessione. Anzitutto, l’attività di esorcismo di Nostro Signore, riconosciuta anche dai suoi avversari, sebbene sia da essi attribuita a satana: è questo un segno inequivocabile dell’autenticità storica dell’azione di Cristo narrata nei Vangeli. Infatti, se gli evangelisti “avessero inventato”, non avrebbero introdotto questa notizia imbarazzante che, infatti, sarà ripresa anche dalla polemica anticristiana successiva da parte del Giudaismo e dei filosofi pagani, come Celso. Tuttavia, il secondo motivo di riflessione è ancora più importante per la nostra vita spirituale: che cos’è il peccato contro lo Spirito Santo che non può essere perdonato? Esso è proprio il rifiuto consapevole e ostinato di convertirsi e di lasciarsi perdonare. Il vecchio e glorioso Catechismo di San Pio X, una cui copia non dovrebbe mai mancare nella biblioteca privata di una famiglia cattolica, specifica che esso può assumere sei forme: disperazione della salvezza, presunzione di salvarsi senza meriti, impugnare la verità conosciuta, invidia della grazia altrui, ostinazione nei peccati, impenitenza finale. Un militante di Alleanza Cattolica è certamente preservato da queste “dis-grazie”, grazie alla serietà della sua vita spirituale e associativa. L’umiltà, però, ci chiede di esaminarci e, forse, proprio per chi segue Nostro Signore con grande convinzione e fermezza, si può insinuare l’ “invidia della grazia altrui”, che nasce da una sottile forma di superbia spirituale per la quale si vuole eccellere nella vita cristiana non per l’amore di Dio ma per l’amore di noi stessi. È questa una delle tattiche più astute usate da satana per colpire le anime fervorose. A essa reagiamo ringraziando il buon Dio per i doni ricevuti: sono tanti e così grandi che non abbiamo più né tempo né desiderio di pensare a quelli degli altri e, anzi, ci rallegriamo della generosità del Signore che elargisce i suoi benefici, secondo un ordine provvidenziale che permette a ogni anima di essere lieta e rappacificata.