In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
La triade quaresimale: preghiera, digiuno, elemosina. Il brano del Vangelo di quest’oggi insegna che l’elemosina (letteralmente, dal greco, la pietà compassionevole) è una componente indispensabile della nostra vita cristiana per almeno tre motivi. Anzitutto, essa, attraverso l’elargizione di un bene materiale o immateriale a un indigente, è diretta a Nostro Signore Gesù Cristo che si identifica con i poveri. Un teologo contemporaneo ha dichiarato che ci sono due forme di “sacramentalità”: nei sacramenti della Liturgia Nostro Signore opera attraverso dei segni in modo attivo, nel “sacramento” del povero egli riceve in modo passivo un atto indiretto, ma non meno reale, di lode e di omaggio. In secondo luogo, l’elemosina ci ottiene i meriti indispensabili, cooperando con l’azione prioritaria della Grazia, per guadagnare la beatitudine della vita eterna. Infine, viene in mente la prima enciclica del Papa Benedetto XVI, Deus caritas est. L’elemosina, declinazione pratica della carità, rende gli uomini sempre più simili a Dio. La grande tentazione dell’uomo è quella di rompere i limiti della sua condizione creaturale per inseguire il sogno dell’acquisizione di una potenza divina. È la sua tragedia. Dio stesso, invece, mostrandogli la via della carità, gli insegna come, per Grazia, l’elevazione dell’anima sia possibile e tale da raggiungere livelli altissimi: basta rivolgere lo sguardo ai santi della carità, enumerati, a mo’ di esempio, dal Papa in nell’enciclica su menzionata: Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de’ Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta. I santi – scriveva Benedetto XVI – sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore. Perché non trovarci in loro compagnia? Sì, l’elemosina è un tratto distintivo del credente. Quando l’Imperatore Giuliano nel IV secolo tentò di restaurare il paganesimo, chiese ai sacerdoti dei culti pagani di imitare i vescovi cristiani che moltiplicano istituzioni caritative per i poveri. Fu un fallimento. L’elemosina non si può comandare. Nasce da un cuore pieno di Dio. E Giuliano, prima di morire, mormorò: “Nazareno, hai vinto tu!”.