Giovedì, 12 febbraio 2026

Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: “Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma lei gli replicò: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Allora le disse: “Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia”. Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato (Mc 7,24-30).


Gesù è pienamente consapevole di essere stato inviato alle pecore perdute della casa di Israele (cfr. Mt 15,24) e che la salvezza, attraverso la fede in lui, deve essere offerta innanzitutto a loro, mentre a tutti le genti, che formeranno l’unico popolo di Dio della Nuova ed eterna Alleanza, ebrei credenti in Cristo inclusi (Rm 11,11-24), sarà portata dopo la Pentecoste per suo espresso comando (Mt 28,18-20). Ma, recatosi fuori del territorio di Israele, non può restare nascosto, com’è suo stesso desiderio, nella casa che lo ospita.

Infatti la sua fama ha già tanto valicato i confini che una donna, in terra straniera e di lingua greca, appena sente parlare di lui si getta ai suoi piedi supplicandolo di scacciare da sua figlia il demonio. Gesù innanzitutto non ha difficoltà a ribadire in faccia alla donna cananea la verità immediata circa la sua missione. Ma la povera mamma, animata da profonda umiltà, riesce a trovare commossa e amorevole comprensione nel famoso sconosciuto Interlocutore, il quale ritiene opportuno impiegare il suo potere per far uscire, pure a distanza, lo spirito impuro dalla bambina che la madre stessa, tornata a casa, trova serenamente coricata sul letto.

In questo episodio troviamo importanti spunti per la nuova evangelizzazione, che non è data da nuovi indebiti annunci, ma dall’unico annuncio del mistero della fede, certo con nuovi metodi e modalità comprensibili in ogni tempo, luogo e situazione. Nel tempo della Chiesa, cominciato con la Pentecoste, è sempre necessario lo spirito missionario per rispondere alla variegata domanda di salvezza dei non credenti per favorire e instaurare la presenza di Cristo che libera gli uomini e le donne, singolarmente e nei contesti in cui vivono, da ogni forma di male propinata dal nemico della natura umana. Pertanto missionari, annunciatori, propositori vari della visione cristiana della vita e legislatori, curiamo decisamente la formazione di istituzioni a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. Qui risiede il presupposto della vera efficace attrattiva che ci è dato di esercitare riguardo ai pagani del nostro tempo, come Gesù nelle sue occasionali sortite all’estero.

Ai nostri giorni emergono inevitabilmente, dopo le gioie e speranze, le tristezze e angosce causate dalla caduta delle illusioni dell’idolatria antropologica. L’umanità non si salva da sola. Il Nemico della natura umana, con i suoi utili idioti, mostra ancora una volta beffardamente l’esito mortale delle sue tantissime menzogne. Noi oggi abbiamo il compito nobile ed entusiasmante di spiegare e far vedere a tutti che la salvezza è nell’unico popolo di Dio, il nuovo Israele, la Chiesa formata dai credenti in Cristo. Abbiamo certa e sicura fiducia che in questo modo saremo attrattivi. Come Gesù indusse a meditare la donna siro-fenicia facendole capire che aveva bisogno della fede del popolo eletto, anche nell’attuale cambio d’epoca il Signore sparge le sue grazie sull’opera missionaria ecclesiale per la conversione dei pagani e il ritorno dei tiepidi o non praticanti alla fede, secondo la consegna dataci con le sue stesse parole: “Euntes docete omnes gentes, ecce ego vobiscum sum, ammaestrate tutte le nazioni, ecco io sono con voi” (cfr. Mt ib.).

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