Domenica, 1 febbraio 2026

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. (Mt 5,1-12a)


Le Beatitudini sono un discorso solenne. Nostro Signore assume la posizione del Maestro e, seduto, impartisce ai discepoli la “Magna Charta” del suo insegnamento, sviluppato nel prosieguo del “discorso della Montagna” (cc. 5-7), il primo dei cinque riportati dal primo Evangelista. Egli si esprime con il linguaggio già noto nell’Antico Testamento, disseminato di “beatitudini”, laddove “beato” è colui che, avendo aderito ai precetti della Legge di Dio, ha il cuore pieno di gioia e, vivendo secondo quegli insegnamenti, diventa “santo”. Proprio nell’esortazione apostolica dedicata al tema della santità cristiana, intitolata Gaudete et exultate, il Papa Francesco commenta sinteticamente l’ottavario delle beatitudini con questa silloge, facile da ricordare: «Essere poveri nel cuore, questo è santità. Reagire con umile mitezza, questo è santità. Saper piangere con gli altri, questo è santità. Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità. Guardare e agire con misericordia, questo è santità. Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità. Seminare pace intorno a noi, questo è santità. Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità». La ricompensa assicurata dal Signore a chi accoglie toto corde questo programma di vita, destinato a essere tradotto in scelte spesso molto impegnative e persino audaci, è immensa: la comunione con Lui che “beatifica” l’anima, parzialmente già sulla terra, ed eternamente nel Cielo. E quando il Signore comanda qualcosa, non dà mai ordini impossibili da eseguirsi ma, accompagnati dalla sua Grazia santificante, essi sono accessibili e praticabili. La vita dei santi sta lì a dimostrarlo: forse che l’umiltà di Bernadette Soubirous non è l’esegesi credibile della prima beatitudine, la soavità di Francesco di Sales della terza, del beato Rosario Livatino della quarta, di Madre Teresa di Calcutta della quinta, dei martiri di ieri e di oggi che perdonano i loro carnefici dell’ottava? Con Agostino ripetiamo: «Signore da’ ciò che comandi, e comanda ciò che vuoi”. 

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