Lunedì, 9 febbraio 2026

Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati (Mc 6,53-56).


Senza il via vai di ambulanze con le sirene spiegate e probabilmente nella più totale assenza di autorizzate moderne strutture sanitarie d’emergenza, ovunque, già nel primo periodo della sua predicazione in Galilea, Gesù era immediatamente riconosciuto come il medico capace di curare ogni sorta di malattia. Infatti Gesù salvava tutti i malati che velocemente, grazie all’informazione popolare immediata, venivano portati nelle campagne, nei villaggi e nelle città e deposti davanti a lui nelle piazze con il vivo desiderio di venire a contatto anche solo con il lembo del suo mantello.

Ora tutti possono sapere che bisogna credere veramente in lui, nella sua Persona di Figlio Unigenito del Padre, per avere la buona salute, quella dell’anima, di cui è segno quella corporale la cui perdita era stata causata proprio dalla ferita dell’anima con il peccato. Gesù mostra una grande condiscendenza verso le sofferenze dell’umanità e si prende cura immediata delle miserie umane per avviare tutti a farsi trasformare da lui con la conversione del cuore, la fede nella sua Persona, i suoi insegnamenti e l’amore del suo Cuore misericordioso che perdona tutti coloro che gli credono.

Come allora e in seguito, di generazione in generazione, anche ai nostri giorni Cristo fa parlare di sé. Egli è la luce che illumina il mondo e le tenebre di ogni provenienza non possono vincerla, ma solo indurre all’inganno di non avvalersene, provocando il disservizio del buio mortale della disperazione, nell’ “ospedale da campo” di una qual certa “modernità”. Con tutta la Chiesa noi cristiani sappiamo però che il principe di questo mondo è stato gettato fuori e il Signore Gesù continua ad attirare tutti a sé (cfr. Gv 12, 31-32). 

Per questo accorriamo alla S. Messa, certamente ogni Domenica e le altre feste di precetto, non per semplice hobby, ma come scelta e stile di una vita animata dalla consapevolezza che nella liturgia celebriamo il culmine e la fonte sempre viva della nostra realizzazione personale, nella reale comunione con la santa umanità di Cristo, morto sulla croce e risuscitato nella gloria. Lo diciamo a tutti con la testimonianza della nostra pratica sacramentale e all’occorrenza anche con catechesi appropriata secondo le modalità vocazionali emergenti con un afflato non invadente, bensì costantemente devoto e umilmente cordiale e incoraggiante. Se poi riusciamo a organizzare, fra l’altro, veri pellegrinaggi con giovani e meno giovani, ragazzi e famiglie, per gustare il dono della misericordia del Sacro Cuore e della materna intercessione del Cuore Immacolato di Maria, i malati della moderna idolatria antropologica guariranno e ci saranno giorni migliori.

Comments are closed.