In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. (Mc 6,30-34)
Il Vangelo di quest’oggi contiene uno dei detti più amabili di Gesù: “Venite e riposatevi”. Quante fatiche attraversano il cuore! Ci sono dispiaceri, inquietudini, amarezze che, come tante ferite, lacerano e sanguinano. Si accumulano e quando diventano insopportabili, solo Nostro Signore potrà accoglierci, consolarci e guarirci. Il Suo invito è manifestazione della Sua indicibile bontà. Egli solo, inoltre, come recita l’autore del Salmo 139, conosce ciò che sta nel nostro cuore e, pertanto, come Medico divino può apportare i rimedi idonei, oltre e meglio dei nostri goffi tentativi di “stare e sentirci meglio”. Diamo regolarità ai nostri appuntamenti con il Signore, quelli più prolungati, quando una saggia organizzazione della settimana potrà consentirlo, e quelli più brevi ma non meno intensi, da svolgere quotidianamente. Il “riposo” che Egli conduce invera e trasfigura quello di cui il sabato ebraico era immagine: ricondurre la vita, il lavoro, le relazioni, le speranze e le angosce, tutto a Dio perché trovi senso, origine e compimento. Il passo di Marco contiene anche un’altra perla: la compassione di Gesù dinanzi all’ignoranza della gente. Le pecore senza pastore assomigliano a quei viandanti senza meta, di cui un filosofo contemporaneo non credente e molto letto ai nostri giorni ha parlato, privi di una visione della vita ricca di senso per cui abbia ragione il vivere e il morire. C’è bisogno di “istruire gli ignoranti”, partire dai bisogni del cuore umano, che sono sempre gli stessi, indicare ragionevolmente i preambula fidei, e i sentieri che conducono alla gioia della fede. Nostro Signore è il Buon Pastore che raduna le pecore e, fuori della metafora biblica, è Colui che ha annunciato il Vangelo per dare orientamento agli uomini di ogni tempo e di ogni luogo, mosso da quella “compassione”, che il Vangelo attribuisce con una parola greca densa di significato solo a Lui. Questa parola, splanchnizo è il verbo greco che indica la partecipazione materna ai dolori del figlio, tenero affetto, generoso soccorso, totale empatia. Così ci ama il Signore!