In quel tempo”I farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. Gli rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,34-40).
I Farisei avevano saputo che Gesù aveva confutato gli errori dei materialisti Sadducei dimostrando con competenza e autorevolezza che i morti risorgeranno alla pienezza della vita grazie a Colui che è Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ossia dei vivi e non dei morti. Decidono allora di sottoporlo ad una loro prova per farlo pronunciare su un argomento ancor più compromettente per la sua reputazione popolare. Si uniscono insieme con i dottori della Legge e uno di questi richiede la sua risposta alla questione tanto discussa sul più grande comandamento della Legge ormai materializzata dalla casistica rabinica in un elenco interminabile e asfissiante di 613 comandamenti ineludibili, motivo di deprimente insofferenza, confusione e fastidiosa pesantezza per la coscienza morale. Gesù immancabilmente interviene, da par suo, con chiara competenza e insegna definitivamente che il fondamento del retto comportamento dei figli di Dio, secondo la Legge e i Profeti, vi è già scritto: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (cfr. rispettivamente Deut. 6,5 e Lev 19,18). Ecco la grande legge dell’Amore che è Dio e da Lui liberamente diffuso nell’universo e comunicato specialmente all’uomo e alla donna, sue creature. Il Magistero della Chiesa, ad opera di Benedetto XVI con la sua Enciclica Deus Caritas est, offre una pregevole sintesi dottrinale e operativa utile nell’opera ecclesiale della nuova evangelizzazione condotta da noi cristiani a colloquio con credenti e con uomini e donne di buona volontà. L’Amore che è Dio nella sua essenza di comunione, dono di sé, è presente nell’eros che cerca la felicità in un crescendo di rispetto dell’altra persona diversa e complementare; si perfeziona e si realizza verso la pienezza rispettivamente nell’amicizia e nell’agape grazie al dono di sé compiutamente realizzato da Dio stesso con il suo Figlio che morendo in croce dona lo Spirito, la perfezione dell’amore di Dio. Di questo amore-agape, vive la Chiesa a cominciare da Maria. La storia della Chiesa manifesta questo amore dei cristiani fra loro e per il mondo, nelle strutture della diaconia, del sevizio caritativo e promozionale a vari livelli dei Monaci Benedettini, di tutti gli altri Ordini Religiosi e del laicato cattolico organizzato nella Chiesa e nella società. Qui emerge ai nostri giorni, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, la duplice modalità caritativa della diretta testimonianza ecclesiale dei cattolici e dell’impegno degli stessi in campo civico-culturale o nelle pubbliche istituzioni socio-politiche senza il coinvolgimento diretto ecclesiale.
“Si è visto che la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all’ambito della ragione auto-responsabile. In questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo.
Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Non possono pertanto abdicare « alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune » [21]. Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità [22]. Anche se le espressioni specifiche della carità ecclesiale non possono mai confondersi con l’attività dello Stato, resta tuttavia vero che la carità deve animare l’intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica, vissuta come « carità sociale » [23]” (…).
“Maria, la Vergine, la Madre, ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine, la sua forza sempre rinnovata. A lei affidiamo la Chiesa, la sua missione a servizio dell’amore: Santa Maria, Madre di Dio, tu hai donato al mondo la vera luce, Gesù, tuo Figlio – Figlio di Dio. Ti sei consegnata completamente alla chiamata di Dio e sei così diventata sorgente della bontà che sgorga da Lui. Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato” (Deus caritas est).