Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: “Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto”. Detto questo, esclamò: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!”. I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: “A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. (Lc 8,4-15)
Nei Vangeli sinottici sono contenute almeno trentacinque parabole, alcune delle quali sono veri capolavori di poesia e di fede, che poi rimangono scolpite nel cuore. Che cos’è una parabola? È un racconto che sviluppa un paragone, utilizzando immagini e situazioni familiari agli ascoltatori di Gesù, ma facili da comprendere anche oggi. Il segreto del fascino di una parabola è l’uso di quel linguaggio, tipico dei racconti, che gli studiosi definiscono “performativo”: il lettore o l’ascoltatore sono coinvolti nella narrazione e provocati a prendere una decisione che possa cambiare la propria vita. Ed ecco la parabola del seminatore. Gesù stesso fornisce la spiegazione della parabola del seminatore: il seme è la sua Parola, strada, pietre, spine e terreno buono sono il simbolo del cuore. A noi Gesù chiede di essere il “terreno buono” e di non lasciarci tentare da satana, sopraffare dalle tribolazioni, distrarre da interessi che ci allontanino da Lui. Si potrebbe perciò definire questo racconto “la parabola del terreno buono”, del cuore docile e puro che accoglie con fede ed amore la Parola di Gesù, si lascia trasformare da essa, la testimonia e la comunica con gioia agli altri. La sua Parola è un seme e dunque possiede una forza vitale. Essa è contenuta nella Scrittura che con tanta devozione riceviamo come cibo nutriente quotidianamente. Lasciamo che i santi ci parlino della Scrittura, essi che l’hanno gustata, assimilata, vissuta! Giovanni Crisostomo, coraggioso vescovo alla fine del IV secolo, esclamava: “La conoscenza della Scrittura rinfranca lo spirito, purifica la coscienza, libera dalle passioni che asservono, semina la virtù, stimola pensieri di cielo, impedisce di essere sommersi dalle vicissitudini inattese degli eventi, ci innalza al di sopra delle frecce del diavolo, ci trasporta nel cielo”. A volte sembra che la Parola di Dio rimanga chiusa alla comprensione della nostra intelligenza. Eppure, noi sappiamo che la nostra fede e il nostro amore ci permettono di appropriarci della forza che da questa Parola sprigiona e di essere rinnovati. Sì, la comprensione della Bibbia è questione di cuore e non solo e principalmente di intelligenza. Nel Racconto di un pellegrino russo leggiamo «Nelle parole stesse del Vangelo c’è una potenza vivificante, perché in esso sta scritto ciò che Dio stesso ha pronunciato. Non importa se non capisci tutto: basta che tu legga con attenzione. Se tu non capisci la Parola di Dio, i demoni tuttavia capiscono quello che tu leggi e tremano».