In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. (Lc 8,1-3)
L’evangelista Luca riporta in buona parte le stesse notizie che si leggono, a volte con diversi dettagli, anche nei vangeli dei suoi “colleghi”, Matteo e Marco. Poiché egli ha consultato prima della redazione della sua opera vari testimoni della missione del Signore, ci trasmette anche notizie completamente originali. Una di esse è proprio quella riportata nel Vangelo di oggi. Nostro Signore, con una scelta del tutto rivoluzionaria rispetto ai maestri giudei del suo tempo, ammette al suo seguito anche numerose donne, alcune delle quali appartenenti a classi altolocate, come Giovanna la moglie del “ministro dell’economia” del re Erode Antipa, sovrano della Galilea. Questa notizia, come in genere l’intero terzo vangelo, mostra la benevolenza e la dolcezza di Nostro Signore verso le donne, che riscatta dalla condizione di sudditanza in cui erano sottoposte in una società patriarcale, eredità, questa, che il Cristianesimo ha assunto con convinzione, diventando uno dei fattori principali della promozione del “genio femminile”. Ci tornano in mente gli insegnamenti di una grande santa, compatrona d’Europa, Teresa Benedetta della Croce che scrisse pagine elevate sull’identità femminile. «L’anima della donna – scrive Edith Stein – deve essere ampia e aperta a tutto ciò che è umano; deve essere un rifugio tranquillo in cui le altre anime possano trovare protezione». Anni dopo, gli farà eco San Giovanni Paolo II nella sua celebre lettera Mulieris dignitatemnella quale insegna che la donna per via della sua vocazione costitutiva (che trova la massima espressione sia nella maternità fisica che in quella spirituale), ha una comprensione immediata e intuitiva dei bisogni della persona concreta. Nell’ordo amoris, ella dispone così di un primato oggettivo per la sua straordinaria disposizione ad accogliere, donare, servire. La storia della santità cristiana è un inno incessante della sublimità del “genio femminile” che trova in Maria Santissima il suo archetipo perfetto.