Lunedì, 14 settembre 2026

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (Gv 3,13,-17)


La Chiesa celebra oggi una festa molto sentita nell’Oriente Cristiano, l’Esaltazione della Croce. In questo giorno dell’anno 327 Sant’Elena ritrovò la Croce su cui fu appeso il Signore. Scavato il luogo dove la tradizione indicava il monte Calvario, sul quale l’imperatore Adriano aveva fatto costruire un tempio   pagano, furono ritrovate tre croci. Per individuare quella di Nostro Signore, fu adagiata una donna gravemente ammalata che riacquistò immediatamente la salute. Infatti, la Croce del Signore, come sottolinea la festa odierna, non è solo strumento di dolore e di abiezione, ma è anche segno di vittoria come un trionfo regale sui grandi nemici dell’uomo: il peccato e la morte. Questo mistero fu prefigurato già in un episodio dell’Antico Testamento di cui Gesù spiega l’esatto significato a Nicodemo: il serpente è allo stesso tempo segno di morte, se inietta il suo veleno, come fece con gli Ebrei vaganti nel deserto morsi da questi animali; è anche segno di vita, se, ubbidendo alla volontà di Dio, viene adorato, in quanto simbolo di Cristo issato sulla Croce. La liturgia riserva delle parole dolcissime per onorare la Croce, l’inno Vexilla Regis di Venanzio Fortunato (VI sec.), con il quale oggi è bello pregare. Eccone una traduzione italiana: «I vessilli del Re avanzano; risplende il mistero della Croce, al cui patibolo il creatore della carne con la propria carne fu appeso. Confitti con i chiodi le membra, tendendo le mani e i piedi, per la redenzione qui è stata immolata la vittima. Oltre a ciò, trafitto da crudele punta di lancia, per lavarci dalla colpa effuse acqua e sangue. Si compì quel che cantò Davide con veridica profezia, quando disse ai popoli: “Dio regnò dal legno”. Albero appropriato e splendente, ornato di porpora regale, scelto a toccare con il  degno tronco così sante membra! [Albero] beato, ai cui bracci fu appeso il prezzo del riscatto del mondo: sei divenuto stadèra del corpo [di Cristo] e [questi] strappò via la preda dell’inferno. Effondi un aroma dalla corteccia, superi per profumo il nettare, lieta per il ricco frutto, lodi l’illustre trionfo. Salute a te, o altare! Salute a te, o vittima, a seguito della gloria della Passione, per la quale la Vita sopportò la morte e attraverso la morte restituì la vita. Salve, o Croce, unica speranza!».

Comments are closed.