Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché saretesaziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. (Lc 6,20-26)
Nei santi Vangeli troviamo due liste delle beatitudini. La prima, più ampia e comprensiva di otto macarismi – questo è infatti il nome tecnico – è riportata dall’evangelista Matteo. La seconda, più breve, con quattro “beatitudini” è quella che leggiamo oggi e che si trova nel Vangelo di San Luca. Mentre gli esegeti moderni che pericolosamente attribuiscono agli evangelisti libere rielaborazione delle parole di Gesù, contenute in una misteriosa fonte “Q”, mai esistita e mai ritrovata, più saggiamente sant’Agostino fa notare che Gesù ha pronunziato due discorsi simili, uno più largo e spirituale per tutti i suoi discepoli, mentre era seduto su una montagna, come annota Matteo, un altro più breve e popolare per la folla, una volta sceso in pianura, come annota l’evangelista Luca. Sant’Agostino, che molta attenzione ha dedicato alle beatitudini, è colpito dal simbolismo dei numeri, effettivamente molto vivo nel mondo semitico: i numeri parlano. Ebbene, le quattro beatitudini corrispondono, secondo il Maestro d’Ippona, alle quattro virtù cardinali, giustizia, fortezza, temperanza, prudenza, e ai quattro punti cardinali. In altre parole, le beatitudini portano a perfezione la legge morale naturale scolpita nel cuore dell’uomo con la proposta di un’elevazione che solo Nostro Signore poteva rivelare, e sono destinate a tutti gli uomini, di ogni latitudine e di ogni tempo, per soddisfare la loro sete di felicità. Attenzione meritano pure i quattro “guai” che il Signore pronunzia con chi ha ricchezze e successo in questo mondo, senza preoccuparsi della sua anima. Nel mondo ebraico, “guai” non indica né maledizione né imprecazione. È un lamento, adoperato anche nelle liturgie funebri. Nostro Signore prende atto della situazione drammatica di chi ha la morte nell’anima, sazio dei beni materiali, privo di quelli spirituali, caduchi e transitori i primi, stabili ed eterni i secondi. In altre parole, con questo discorso Gesù chiede ai suoi discepoli di rinnovare sempre la scelta ignaziana della bandiera sotto la quale militare, rinunciando ad attrattive suadenti e ingannevoli per acquistare invece ciò che dura per l’eternità.