In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». (Mt 19,23-30)
Proseguendo la meditazione sull’uso delle ricchezza, quest’oggi il Vangelo si apre con un’espressione iperbolica, molto cara alla retorica semitica e testimoniata anche in un passaggio del Talmud, dove l’animale enorme che passa per un luogo piccolissimo è l’elefante. Non bisogna, dunque, prendere sempre alla lettera le parole di Gesù, come ha spiegato Sant’Agostino nel suo De doctrina Christiana, ma cercare un significato che vada oltre la materialità delle parole. Secondo una suggestiva interpretazione, a Gerusalemme esistevano delle piccole porte lungo la cinta muraria che venivano lasciate aperte durante la notte. Tuttavia, esse erano così piccole da esser denominate “la cruna di un ago” e da consentire solamente l’ingresso di una persona in posizione china. Se poi avesse avuto con sé dei bagagli caricati su un animale, li avrebbe dovuti deporre perché l’animale non era in grado di attraversare la porta, se non abbassandosi e strisciando. In altre parole, qui il Signore insegna a praticare l’umiltà, piegando il proprio orgoglio, e la libertà interiore da ogni attaccamento indebito a cose e persone. La via della santità è questa e, se impossibile alla natura umana segnata dal peccato originale e dalle sue conseguenze, diventa praticabile con l’aiuto interno della Grazia di Dio, preveniente e concomitante gli atti dell’intelletto e della volontà: nulla è impossibile a Dio! Maria Santissima che ha creduto fermamente nella potenza della Grazia di Dio è il capolavoro di tutta la creazione, seconda solo a Dio stesso. Perciò così preghiamo: «Signore Gesù, il Tuo sguardo su di noi è pieno di verità e di tenerezza. Spesso ci scopriamo ricchi di noi stessi, delle nostre ragioni e delle nostre fragilità trasformate in idoli. Liberaci dall’illusione di poterci salvare da soli. Rendici piccoli e leggeri, capaci di attraversare la cruna dell’ago dell’umiltà. Quando sperimentiamo l’impotenza davanti ai nostri limiti, ripeti al nostro cuore che ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Donaci la gioia del distacco evangelico, per gustare fin d’ora la bellezza del cento volte tanto che hai promesso a chi si fida totalmente di Te».