In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. (Lc 1,39-56-21)
Il 12 aprile 1947, a Roma, in una grotta che si apre all’interno del Parco delle Tre Fontane, presso il luogo del martirio di San Paolo, lungo la via Laurentina, Maria Santissima appare a un protestante, Bruno Cornacchiola, lo esorta con parole allo stesso tempo dolci e severe alla conversione e a rientrare nella Chiesa Cattolica. Si presenta come la “Vergine della Rivelazione” e dichiara la Sua assunzione in anima e corpo, asserendo: “Il mio corpo non poteva marcire e non è marcito”. Pio XII segue con grande attenzione quei messaggi, che recano inequivocabilmente il sigillo della soprannaturalità, e, qualche anno dopo, nel 1950, proclama solennemente il dogma dell’Assunzione. La dottrina era già nota ed era stata esposta magistralmente dall’ultimo dei Padri greci, san Giovanni Damasceno, il cui insegnamento è un commento teologico al Magnificat proposto dal Vangelo odierno. Maria, a differenza di tutte le altre creature, non deve attendere il giudizio finale, al ritorno glorioso di Gesù sulla terra, perché il suo corpo risorga, in quanto esso, che non ha conosciuto alcuna corruzione, è stato già assunto e glorificato in cielo. L’argomento è legato ad una legge che in teologia è molto importante: il principio della convenienza. In altre parole, nelle cose che riguardano Dio e la sua azione, c’è una sorta di intrinseca esigenza che collega cause ed effetti. «Era conveniente – notava Giovanni di Damasco – che la Madonna, voluta da Dio sempre vergine nel corpo, non conoscesse la dissoluzione di quel corpo santo ed immacolato». Come si dirà in seguito: assumpta quia immaculata. «Era conveniente che la Madonna, in tutto associata a suo Figlio, lo fosse anche nel suo trionfo sulla morte». Ed ecco questo privilegio mariano: la glorificazione del suo corpo. I teologi successivi, soprattutto negli ultimi anni, hanno definito questo evento della vita della Madonna un’anticipazione. Di che cosa? Del futuro che attende tutti gli uomini perché Dio ha predisposto per ognuno di noi di vivere in eterno in Paradiso con la nostra anima e con il nostro corpo. Per questo motivo, l’Assunzione della Madonna è motivo di speranza e di consolazione per tutti noi, soprattutto quando la mestizia per la morte di qualcuno dei nostri cari ci affligge.