In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa, infatti, è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!». (Mt 7,1-5)
La pericope odierna è comprensiva di tre passaggi ben distinti del Discorso della Montagna. Il primo riguarda la prudenza nel presentare e condividere la sublimità della dottrina cristiana. I cani e i porci, infatti, simboleggiano le condizioni spirituali inaccettabili di chi è dominato dagli istinti materiali, dal cinismo, dall’ostilità a Dio e al bene. Quando si prevede un probabile disprezzo o un’indegna ricezione del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa, come pure del proprio lavoro e delle proprie competenze, il cristiano evita profanazioni e svilimento del bene. Già la Didaché, un antichissimo scritto extraevangelico, applicava queste parole del Signore alla cosiddetta “disciplina dell’arcano”, ossia prescriveva che si potessero ammettere ai sacramenti solamente coloro che avevano ricevuto un’adeguata preparazione e se ne erano mostrati degni di riceverli. Il secondo passaggio riguarda la “regola d’oro”. Essa è davvero una bussola per il discernimento: ricordarla, ci eviterà di essere eccessivi, forse un po’ superbi, talvolta insensibili. Infine, le parole del Signore sono un severo ammonimento che ci induce a pensare alle conseguenze delle scelte per il destino eterno che ci attende. Gesù fa ricorso a un’immagine familiare ai suoi ascoltatori: le porte larghe da cui, lungo le mura delle città, si accedeva a vie spaziose, contrapposte a quelle più piccole che richiedevano un passaggio “uno a uno”. I “pochi” di cui parla Gesù hanno indotto Sant’Agostino a pensare drammaticamente a una massa di dannati destinati alla perdizione dell’Inferno. Ci rassicura, però, Sant’Ambrogio che, ricordando le parole di Gesù del Vangelo di Giovanni che si identifica con la porta, ci invita a unirci al Mistero dell’Incarnazione con la quale Nostro Signore si è fatto piccolo e umile, proprio come le porticine delle città orientali. Rimane, però, il monito del Signore che non può e non deve essere minimizzato secondo un irenismo estraneo al Vangelo. Atteniamoci, comunque, all’ottimismo di San Tommaso d’Aquino e facciamone tesoro: chi riceve i Sacramenti regolarmente e dignitosamente vive in stato di grazia e ottiene la beatitudine del Cielo.