In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli». (Mt 5, 17-19)
Oggi si ama parlare di pluralismo etico e di evoluzione della morale. Sono affermazioni che nascondono la volontà degli uomini di stabilire loro, secondo i propri criteri e le proprie convenienze, ciò che è bene e ciò che è male. In realtà esiste una sola legge morale, le cui tracce sono presenti nelle varie culture dell’umanità, ed è quella dei dieci comandamenti. Essa è impressa nella ragione umana, la quale, se non si lascia offuscare dalle passioni, è ben capace di riconoscerla. Non può esistere una parte del mondo in cui l’adulterio sia un bene e un’altra in cui sia un male. Allo stesso modo occorre affermare che non esiste una evoluzione della morale. Ciò che era male ieri, lo è anche oggi. La violazione di uno solo dei comandamenti sarà sempre male, fino alla fine del mondo. Di qui la necessità della fedeltà, specialmente da parte di chi deve custodire e insegnare la legge di Dio. Oggi, come ieri, abbiamo bisogno di voci, come quelle del Battista, che sappiano dire: “Non ti è lecito!” (Mt 14, 4). Ciò che colpisce nel Decalogo e nell’approfondimento che ne ha fatto Gesù nel discorso della montagna, è il suo altissimo ideale di perfezione. In nessun’altra cultura umana e in nessun’ altra religione potresti trovare una proposta morale così pura ed elevata. Si tratta veramente di una moralità di origine divina, alla quale gli uomini da soli non sarebbero mai pervenuti. “Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore” (Sal 127/128, 1).La grazia che vien da Cristo ci libera dalle norme, perché finalmente sono comprese come legge di libertà, niente affatto subite come repressive, ma amate e compiute, non certo abolite. I comandamenti partono dalla vita, non sono un codice esterno. Sono il cuore del creato. Ma come fanno a diventarlo? Mettiti d’accordo col tuo avversario, non commettere adulterio, se hai guardato una donna per desiderarla hai già commesso adulterio nel tuo cuore, e se il tuo occhio ti scandalizza cavalo, non potrai mai ripudiare la tua moglie perché non corrisponde al piano di Dio, tutto quel che dici dillo sui tetti. Sono cose enormi, grandissime. Nella legge si dice: non uccidere. Ma qui è molto di più: Chi dice al fratello pazzo o stupido, sarà destinato alla Geena. Se ricordi che un tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta e vai a rappacificarti con tuo fratello. Dovrei addirittura interrompere la liturgia…. Questo testo è Gesù Cristo in persona e quella vita che solo Lui può darci.