Domenica, 3 maggio 2026

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore, dunque, a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. (1Pt 2,4-9)


La Prima Lettera di San Pietro è considerata giustamente un’omelia battesimale poi circolata in forma epistolare tra le chiese antichissime dell’Asia, una delle province dell’Impero romano dove il Cristianesimo si diffuse rigogliosamente, in ragione dell’autorità del mittente: l’Apostolo Pietro! Egli illustra, proprio in questo passo oggi proclamato nella Liturgia, una verità di fede che il Concilio Vaticano II, soprattutto nella costituzione dogmatica Lumen Gentium, ha voluto rammentare ai fedeli: il sacerdozio battesimale. «Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio, rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna». Sul sacerdozio battesimale o comune si fonda l’impegno dei laici nel mondo, chiamati a santificarlo attraverso la loro testimonianza e la loro opera. I vescovi latino-americani definirono il laico: “un uomo della Chiesa nel cuore del mondo, un uomo del mondo nel cuore della Chiesa”. Giustamente è stato detto che in questa epoca della storia della Chiesa il Cristianesimo avanzerà e potrà ricostruire una nuova Cristianità non tanto con la presenza dei monaci, come nel medioevo, o il ministero dei sacerdoti, come in epoca postridentina, ma con il vigore della testimonianza e dell’azione dei laici nel saeculum. In questo senso, l’insegnamento conciliare, innervato sulla pericope biblica odierna, riecheggia con particolare interesse nel cuore e nella mente dei controrivoluzionari, laici militanti che esercitano con onestà, coraggio, responsabilità e grande senso di sacrificio, la loro missione nel mondo.

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