Sabato, 28 febbraio 2026

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi, dunque, perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. (Mt 5,43-48)


“Cerco fatti di Vangelo”. È il titolo di un fortunato libro, in tre volumi, di uno scrittore cattolico contemporaneo. Racconta storie di vita in cui i credenti hanno messo in pratica il Vangelo sine glossa. Alcuni capitoli sono dedicati alla narrazione del perdono accordato dai parenti i cui familiari erano stati uccisi. Alcuni di questi episodi sono diventati molto noti. Non si tratta di un ingenuo e, in fondo, superficiale “colpo di spugna”. Il perdono infatti richiede profonde motivazioni e desidera profondamente la conversione del peccatore. Le parole così sorprendenti di Nostro Signore fanno pensare anche ai martiri, di ieri e di oggi, che lasciano una testimonianza di perdono nei confronti dei loro carnefici. Nei primi secoli questo comportamento, del tutto sconosciuto al mondo pagano, fu una delle cause che indussero non pochi ad abbracciare il Vangelo: solo Dio poteva chiedere ai credenti il perdono dei propri persecutori e dare la grazia per praticarlo. Forse che Santo Stefano non morì chiedendo al Padre di perdonare i suoi lapidatori? Nel II secolo il dotto filosofo Giustino osservò i martiri e come morivano e diventò cristiano, chiamato pure lui alla suprema testimonianza. E ai giorni nostri, come non pensare alla martire della purezza, Santa Maria Goretti che muore perdonando Alessandro Serenelli, propiziandone la progressiva redenzione? Il perdono rende simili a Nostro Signore Gesù Cristo che dichiarò: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, consapevole che era una “divina bugia”, come scrisse Luigi Santucci, nel suo fortunatissimo libro “Volete andarvene anche voi?”. Perdoniamo chi ci trascura, chi ci è ingrato, chi ci deride, chi ci “fa le scarpe”, chi parla male di noi. Perdoniamo chi fa finta di non vederci e non ci saluta, chi non rispetta il nostro ruolo, chi mette in giro calunnie, chi attenta alla nostra onorabilità, chi è altezzoso e superbo nei nostri confronti. E saremo perfetti.

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