In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, così che la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto, ti ricompenserà”. (Mt 6,1-6.16-18)
Gesù vinse le tentazioni con due armi prioritarie, il digiuno e la vicinanza alla parola di Dio. Possiamo leggere il prefazio della Santa Messa odierna, caratterizzata dall’austero segno delle ceneri: “Con il digiuno quaresimale, tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio”. Per realizzare un così elevato stato dell’anima, non basta certo la sola privazione materiale del cibo. Anticamente usavano delle penitenze severe e pubbliche, come cospargersi di cenere il capo e vestire di sacco, oppure usare sacco e cenere per letto. Ma non è affatto scontato che fossero vissute santamente. Spesso accadeva che il penitente cadeva nella presunzione (sempre in agguato nelle penitenze), riteneva di aver compiuto qualcosa di grande, da cui la pretesa di aver diritti presso Dio. E’ il digiuno ipocrita, di cui parla il profeta Isaia che porta ad “angariare i propri operai e colpirli con pugni iniqui”(Is 58, 3-4). Innanzi al Padre quest’opera non ha alcun valore: “E’ forse questo il digiuno che bramo?” (Is 58,5). Vi è un digiuno apprezzato e tradizionale che ha formato il cuore di tanti santi, praticato nel nascondimento, che dà un grande incremento alla vigilanza, nel distacco dalla dimensione materiale. Anche questo però è soltanto una tappa di avvicinamento ad un secondo momento di questa pratica ascetica, chiamata dai primi cristiani: “digiuno dal mondo”. Comporta l’ essere distaccati da tanti costumi del nostro tempo, non solo quelli direttamente legati al peccato, ma anche da ogni legame al superfluo e a tutto ciò che non è chiaramente utile. L’ultimo, il terzo e più alto distacco, lo possiamo trovare direttamente sulle labbra del Salvatore: “Chi desidera seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23). Digiunare dalla propria autosufficienza, cioè dalla principale radice del peccato, a cui è bene dare un colpo netto di scure, è dare concretamente il primato all’amore per Dio.